Per il presidente Catarra «non è la panacea di tutti i mali ma con questi soldi può ripartire l’economia»
In provincia di Teramo il tanto sospirato sblocco dei fondi Fas avrà l’effetto immediato di tamponare una situazione economica delicata, sostenendo progetti utili al rilancio industriale soprattutto in Val Vibrata, migliorando le infrastrutture e addirittura restituendo una parte di somme spese dai sindaci per l’alluvione di marzo scorso. «Non sarà la panacea per tutti i mali- commenta a caldo il presidente Catarra- ma comunque siamo molto soddisfatti perché è la prima vera fonte di finanziamenti strutturali dopo il terremoto del 2009, pertanto ringrazio il governatore Chiodi che non ha mai smesso di crederci».
Entro 20 giorni giungerà a via Milli la prima tranche dei fondi che farà seguito ad un lavorio di presentazioni di progetti «per dimostrare che sappiamo saper spendere» precisa Catarra. Gli altri finanziamenti arriveranno dalle azioni obiettivo che vanno riempite di contenuti attraverso la redazione di progetti concertati: attività produttive, turismo e cultura, policy e capitale umano, ambiente e territorio, coesione territoriale. Per cominciare, la massa di denaro andrà a garantire il gravoso mutuo della società Gran Sasso per la realizzazione della cabinovia dei Prati di Tivo (un’opera di 11,4 milioni di euro) che la Provincia di Teramo si è recentemente accollato. Poi la priorità di spesa riguarderà il ponte sul Vomano (3,1 mln), il potenziamento del porto di Giulianova (4,2 mln); il porto turistico di Roseto (1,68 mln); gli autoporti di Castellalto e Roseto (8 mln compreso quello di San salvo); e la pista ciclabile tra Teramo e Giulianova, assieme alla conclusione dei lavori di quella della costa (5,598 mln). Oltretutto, l’arrivo dei Fas a Teramo ha ingenerato un altro tipo sblocco, altrettanto sospirato: quello dei residui dei vecchi Fas 2006 per circa 20 milioni di euro che andranno a coprire le spese per le somme urgenze sostenute dai sindaci per l’alluvione del 2011. Certo, si aspettavano 120 milioni di euro, che poi è la conta dei danni complessivi, ma a Catarra «va bene così, riteniamola una ciliegina sulla torta» precisa.
Anche la martoriata situazione economica della Val Vibrata rientrerà nel Piano di rilancio che Catarra sta portando avanti: molto presto sarà in Regione per prendere le prime misure assieme a sindacati, associazioni di categoria e parti politiche verso questa area di crisi.