ROMA - Elsa Fornero manda un avviso al Pd: sulla riforma del lavoro il governo è deciso ad andare avanti, con o senza intesa tra i partiti. Il ministro del Welfare conferma che le modifiche all’art.18 saranno sul tavolo del confronto, anche se non al primo posto. «Penso», avverte secca, «che anche il Pd possa votare una buona riforma, ma se ci sarà consenso solo su una riforma che il governo non giudica buona, il governo si assumerà la responsabilità di andare avanti e il Parlamento si assumerà la responsabilità di appoggiarlo o meno». Parole che immediatamente acuiscono la tensione con il Pd. Pier Luigi Bersani appare preoccupato che il dibattito possa innescare una miccia sociale. E risponde così: «Dice bene il ministro: il partito democratico appoggerà una buona riforma. Naturalmente, la valuteremo confrontandola con le nostre». Sottolinea che «ci vuole un buon accordo» perché di fronte «ci sono mesi difficili» che devono essere «affrontati con il cambiamento, l’innovazione e la coesione sociale».
E’ difficile pensare che il ministro abbia preso posizione senza il consenso del presidente del Consiglio. D’altra parte, l’avvertimento di Bersani lanciato martedì scorso («senza intesa con le parti sociali, il sì del Pd non è scontato») aveva creato sconcerto nel governo, più che mai determinato ad andare avanti sulle riforme, in particolare quelle sul lavoro. Il ministro Fornero, durante un collegamento video per la presentazione di un libro sui giovani e la precarietà, autori Tiziano Treu e Carlo dell’Aringa, è stata chiara: «Non ho sentito altolà secchi di nessun tipo, ho incontrato diverse volte esponenti del Pd e ho illustrato con chiarezza le linee del governo, come ho fatto con i sindacati». Arrivando a questa conclusione: «Sono temi in discussione da molto tempo, si possono discutere e, anche se ci sono posizioni diverse, non credo ci siano aut-aut». Poi ha ricordato che «faremo aperture, guarderemo i problemi per risolverli senza il desiderio di mettere in difficoltà nessuno», ovvero i giovani ai quali va ridata «fiducia». E sull’esito del confronto, ha mostrato «moderata fiducia».
Di fronte alle reazioni democrat, il portavoce della Fornero ha tenuto a puntualizzare: il sì dei partiti è naturalmente «tecnicamente indispensabile» per varare la riforma in Parlamento. Resta il fatto che il ministro auspica che il Parlamento dia il consenso, a prescindere che sia o meno raggiunto un accordo con le parti sociali. A sua volta il presidente del Senato, Renato Schifani, chiede di «attuare tutti gli sforzi per evitare la rottura della pace sociale», ma è «certo che il governo cercherà di adottare i provvedimenti maggiormente condivisi».
Nel Pd la partita sulla riforma e sul sostegno al governo è sempre accesa e la manifestazione della Fiom del 9 marzo non contribuisce a smorzare le tensioni. Stefano Fassina ha rimesso la decisione sulla propria partecipazione alla segreteria. Mario Orfini vuole scendere in piazza perché, spiega, la protesta non è contro il governo, ma contro Sergio Marchionne. Cesare Damiano andrà in corteo, con un atteggiamento critico sul governo, benché fatto con intenti «costruttivi».