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Pescara, 11/04/2026
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Data: 23/02/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi da Monti: articolo18, non cedere ai veti. Affondo dell’ex premier sulla Rai: il Cda resti di centrodestra

ROMA - «Un clima di grande cordialità, quasi d’amicizia». Così uno dei partecipanti al pranzo imbandito dalla signora Elsa (risotto alla pescatora, secondo di carne, dolce al cioccolato) racconta le quasi tre ore di «chiacchiere, aneddoti e battute» tra Mario Monti e Antonio Catricalà da una parte e Silvio Berlusconi, Gianni Letta e Angelino Alfano dall’altra. Ma al terzo piano di palazzo Chigi, nell’appartamento privato del premier, non si è solo scherzato. Anzi.
Così come annunciato, Berlusconi è tornato a casa con la promessa che voleva sentire: Monti non si fermerà davanti agli altolà del Pd. Andrà avanti con la riforma del mercato del lavoro «perché così chiede l’Europa». E perché così, agli occhi di Berlusconi, viene «distribuito il peso dei sacrifici e delle riforme» tra Pdl e Pd. Chiaro l’obiettivo del Cavaliere, far emergere le divisioni a sinistra e ridimensionare il consenso del partito di Bersani: «Non si faccia condizionare, non ceda ai ricatti della Cgil. Sono dei conservatori. Lo so bene io...».
In vista della sentenza del processo Mills, prevista già per sabato, Berlusconi non poteva non parlare di giustizia. Ed è stato uno sfogone. Contro la Consulta che ha rigettato l’istanza di ricusazione. Contro «i pm che lo perseguitano». Ma il Cavaliere ha garantito che il Pdl continuerà a sostenere il governo anche se dovesse venire condannato in primo grado: «Fermerò le eventuali fibrillazioni». E ha chiesto a Monti di farsi carico «anche delle riforme della giustizia ferme da tempo in Parlamento». «Non saremo un Paese civile finché non s’impedirà ai pm di compiere dei veri e propri golpe».
Monti ha glissato. Come ha glissato quando, al momento di affrontare il dolce, Berlusconi si è fatto sotto con l’avance di «un Monti oltre il 2013». Ma che questo sia l’obiettivo del premier, magari sotto il segno di una Grande coalizione per una legislatura costituente e grazie a una nuova legge elettorale di impianto proporzionale e non più bipolare, è ormai chiaro. La prova: oggi su Panorama uscirà un editoriale di Giuliano Ferrara puntato proprio sulla «probabilità» che Monti continui il suo lavoro dopo le elezioni del 2013. I vantaggi per Berlusconi sarebbero essenzialmente due. Il primo: evitare che si apra la questione della successione a lui medesimo, visto che il Pdl non presenterebbe un candidato premier. Il secondo: nel ruolo di azionista della Grande coalizione il Cavaliere sarebbe almeno in parte tutelato dall’ondata di processi, nei vari gradi di giudizio, che continuerà a inseguirlo nei prossimi anni. Aspetto da non sottovalutare: sarà ancora Giorgio Napolitano, grande sponsor del governo Monti e della legislatura costituente, a gestire dopo le elezioni la pratica dell’incarico al futuro premier.
Fonti di palazzo Chigi escludono che durante il pranzo si sia parlato di Rai e delle emittenze tv che stanno a cuore al Cavaliere. Ma sul fronte Pdl si sostiene che il tema della governance di Viale Mazzini è stato affrontato. Eccome. Con Berlusconi che avrebbe scaricato Lorenza Lei: come direttore generale potete mettere chi preferite. Ma ha rivendicato per il centrodestra la maggioranza nel nuovo cda in modo da conservare il controllo su nomine e programmi tv. «Restiamo ancora il maggiore partito in Parlamento...». Come dire: è meglio, caro professore, che nessuno lo dimentichi.

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