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Data: 23/02/2012
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Poliziotti, sospetti e rivelazioni. Zupo ribatte in aula a Cantagallo «Era intercettato: sarei stato stupido a chiedergli qualcosa» Processo Ciclone L’ex capo della Mobile depone contro l’ex sindaco

Faccia a faccia, da banchi e posizioni diverse, con un’ombra che li accomuna. Nicola Zupo, ex capo della Squadra mobile che firmò l’Operazione Ciclone e azzerò la giunta di Montesilvano, ed Enzo Cantagallo, ex sindaco che col poliziotto ha un conto in sospeso e l’ha ritirato dentro al processo con una deposizione nella quale ha esplicitato una presunta relazione extraconiugale con la moglie. «Da sei anni pago un prezzo molto alto per aver fatto solo il mio dovere» ha detto subito Zupo, per un’ora al microfono, che è partito nella sua deposizione dalla posizione dell'ex capo di gabinetto, l'avvocato Lamberto Di Pentima. «Dalle indagini è emerso che Di Pentima era l'uomo di fiducia di Cantagallo». Sarebbe stato lui, secondo le risultanze dell’indagine, a contattare i vertici della Carichieti per avere notizie relative agli accertamenti bancari disposti dal pm Varone e di «reperire notizie anche sulle intercettazioni in atto». La fase in vestigativa ha riguardato anche alcuni poliziotti: «tutti - ha rimarcato Zupo - sottoposti poi a procedimento disciplinare». Tra questi poliziotti anche l'ispettore Salvatore Colangelo, imputato nel processo, che non faceva parte del team che investigava poiché a suo dire era venuto meno, soggettivamente, il rapporto fiduciario, e oggettivamente perché la figlia faceva parte della segreteria particolare di Cantagallo. Colangelo, va ricordato, è un ispettore "storico" della Questura e per un periodo di tempo ha ricoperto ad interim proprio un incarico di vertice alla Mobile. E non poteva mancare il riferimento alla "liaison" raccontata in aula da Cantagallo. «Nel corso degli anni - ha detto Zupo- sono stato tempestato di lettere anonime. Ne ho ricevuta una anche a Ravenna, dove sono stato trasferito nel 2010»; e nel 2005, nella fase preliminare di Ciclone, in un’altra «c'era scritto che mia moglie era l'amante di Cantagallo. Io sono andato a casa e l'ho mostrata a mia moglie, dicendole: se è vero dimmelo e io me ne vado. Lei negò assolutamente tutto». Quanto all'assunzione della moglie come comandante della polizia municipale di Montesilvano, Zupo ha sottolineato di non aver mai sollecitato favori: «non sono abituato a chiedere e non l'avrei mai fatto con Cantagallo. Sapevo inoltre che era intercettato dalla Mobile, quindi, sarei stato non solo stupido ma anche un pazzo a chiedergli qualcosa. Mia moglie era dirigente a tempo indeterminato al Comune di Vigevano con incarico di comandante . Montesilvano aveva bisogno di un comandante dei vigili e c’è una normativa che prevede il diritto al ricongiungimento familiare». Infine, una precisazione proprio sull’arresto: «Tutte le volte che si è trattato di eseguire misure cautelari, quella più delicata l'ho sempre eseguita personalmente. Tranne in questa indagine affinché nessuno potesse mai dire che mi ero voluto togliere qualche soddisfazione». Ma quella soddisfazione è rimasta sospesa in aula.

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