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Data: 24/02/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Liberalizzazioni, al Senato è battaglia. Monti: «Sì alle modifiche solo se migliorative». Il Terzo polo minaccia: «Non le votiamo»

ROMA. Non basta la dichiarazione di Mario Monti, che affida alle liberalizzazioni il compito di «liberare il potenziale di crescita economica italiana», né il richiamo del presidente della Banca centrale europea Mario Draghi che, in una intervista al Wall Street Journal definisce le liberalizzazioni di beni e servizi «una priorità» in Europa. In un giorno cruciale in cui si affrontano i nodi delle farmacie e delle professioni, le spinte contrapposte di lobby e categorie trasformano il decreto in una tela di Penepole che appena cucita viene disfatta, facendo saltare tutti gli equilibri della commissione Industria del Senato alle prese con gli emendamenti. Con l’approdo in aula a Palazzo Madama previsto per mercoledì, i lavori procedono a singhiozzo, intervallati da riunioni tra relatori e rappresentanti del governo per mettere a punto le modifiche. La commissione si riunisce per mezz’ora al mattino, poi tutto salta, comprese la seduta nutturna di ieri e quella mattutina di oggi.
Mentre il Terzo polo minaccia di non votare il provvedimento se le modifiche snatureranno il testo, il premier difende il provvedimento: «Puntiamo molto sulle liberalizzazioni, sono giuste e avranno i loro effetti» dice al termine dell’incontro col premier spagnolo Mariano Rajoy, ripetendo che il governo accoglierà solo modifiche migliorative: «Non tutte sono di arretramento», sottolinea. «Gli interessi di categorie sono legittimi il più delle volte», dice, e dunque sì al dialogo, ma l’esecutivo «tiene moltissimo a questo lavoro ed è pronto a impiegare tutto il suo credito per ottenere il risultato» per far «prevalere l’interesse generale». Una maggiore concorrenza, ribadisce, «creerebbe più posti di lavoro e abbasserebbe i prezzi».
Ma a Palazzo Madama infuriano le turbolenze, Italia dei Valori e Lega protestano chiedendo rispetto per il Parlamento. Al dipietrista Felice Belisario che denuncia «le conventicole da sagrestia in cui si consumano intese, accordi, inciuci e scambi» per un decreto che «fa il solletico solo a grandi lobby», il presidente Cesare Cursi replica: «I 2400 emendamenti non hanno favorito i lavori. E le lobby si rivolgono a chi li ha presentati». «Siamo diventati una democrazia extra-parlamentare», commenta Domenico Benedetti Valentini, Pdl. Al centro c’è fermento: «No al passo del gambero», dice il leader Udc Pierferdinando Casini. Francesco Rutelli annuncia che il Terzo polo è pronto a convocare i propri parlamentari per decidere come comportarsi al momento del voto, avvertimento che rientra con riserva dopo l’incontro con l’esecutivo: «Abbiamo avuto rassicurazioni». «Sui taxi il governo è con noi nel riassegnare più poteri all’Autorità», sostiene Mario Baldassarri, ma Cursi smentisce: resta l’emendamento dei relatori, il potere di licenza è dei sindaci.
«Sulle assicurazioni e sulle banche ci sono stati passi avanti. Non ci sono solo passi indietro, anche se noi avremmo auspicato qualche sforzo in più su professioni, energia, benzina e farmaci», dice il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, mentre Anna Finocchiaro replica al Terzo Polo che accusa Pdl e Pd di cedere alle corporazioni, ricordando «di aver contribuito a migliorare il provvedimento» con misure a tutela dei consumatori.
Dal caos emergono poche novità: il quorum per l’apertura delle nuove farmacie passa da 3000 a 3300 abitanti, previsti concorsi per quote, abolizione del limite di 12.500 abitanti per il “delisting” dei farmaci di fascia C e la possibilità delle farmacie di vendere medicine veterinarie (da votare); approvati invece gli emendamenti che prevedono la stessa tariffa Rc auto a Sud come a Nord per gli automobilisti virtuosi, il conto corrente gratis per i pensionati fino a 1500 euro (anche se Lega e IdV denunciano che molte operazioni saranno a pagamento); lo stop alle commissioni fino a 100 euro per il rifornimento di carburante con carta di credito che, avverte la Lega, sarà per pochi mesi.

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