ROMA Un fisco più semplice ma con più armi contro l’evasione. Si propone questo obiettivo il governo con il nuovo decreto che sarà esaminato oggi in Consiglio dei ministri. Ma sul testo grava ancora più di un’incertezza: prima fra tutte, quella relativa alla stretta sull’esenzione Ici-Imu per la Chiesa e per gli enti no profit. La questioni si presenta complessa sotto il profilo politico ma anche sotto quello tecnico. Si tratta di separare le attività commerciali dalle altre, anche all’interno di un singolo immobile, e dunque serve un meccanismo sofisticato e a prova di successive, ulteriori contestazioni. Ecco perché, sebbene non sia escluso che la norma sia inserita nel testo all’ultimo momento, appare più probabile che arrivi in un secondo momento, come emendamento parlamentare a questo stesso decreto o addirittura in un provvedimento successivo.
Riguardano sempre l’imposta municipale propria altri nodi che sono stati valutati con attenzione in queste ultime ore e che probabilmente troveranno una soluzione direttamente in Consiglio dei ministri. Ci sono almeno due settori sul piede di guerra: da una parte gli agricoltori, i quali si vedono imporre l’Imu anche sui fabbricati rurali che finora godevano di esenzione, dall’altra gli enti locali ed in particolare i Comuni che dovrebbero pagare su propri edifici come le case popolari. In entrambi i casi i ministri interessati si dovrebbero battere quanto meno per un alleggerimento, ma la difficoltà è tutta nel gettito assicurato dal nuovo tributo, che il governo Monti non si può permettere di nemmeno di scalfire.
Sono invece delineate le misure per semplificare la vita ai cittadini-contribuenti e quelle contro l’evasione. Ed è confermato il meccanismo contenuto nell’articolo 15 della bozza (numero destinato probabilmente a cambiare): quello che destina le maggiori entrate derivanti proprio dal decreto, per gli anni 2012 e 2013, ad un fondo grazie al quale potrebbero essere incrementate le detrazioni Irpef per le famiglie a basso reddito. La tempistica dell’operazione non è certa, ma sulla carta qualcosa potrebbe arrivare anche prima del 2014.
Sul fronte della lotta i furbi, le novità messe in campo toccano vari settori. Aumentano le sanzioni per una serie di infrazioni: da quelle valutarie a quelle in materia di accise, che toccano ad esempo i carburanti (in questo caso le ammende risultano moltiplicate anche per venti) fino a quelle doganali e in tema di catasto. L’amministrazione fiscale compilerà liste selettive dei soggetti che compiono ripetute violazioni in materia di scontrini o di fatture, per sottoporli a specifici controlli. E ancora: la soglia sotto la quale le compensazioni di crediti Iva saranno sottoposte a filtro scende da 10 mila a 5 mila euro, mentre tornerà pienamente in vigore l’elenco clienti-fornitori, che tiene traccia di tutti i rapporti di un soggetto Iva.
È lunga anche la lista delle semplificazioni e degli alleggerimenti a beneficio dei contribuenti: sale da 16 a 30 euro la soglia sotto la quale il fisco rinuncia a riscuotere i debiti tributari, viene introdotta la possibilità per chi ha diritto ad un’agevolazione o a un regime agevolato di accedervi pagando una piccola penale, se ha dimenticato qualche adempimento formale. Nello specifico della riscossione, sarà possibile ottenere da Equitalia rateazioni flessibili, con importi prima bassi e poi crescenti, mentre in caso di pignoramento la custodia dei beni verrà affidata al debitore (in modo che questo possa continuare la propria attività); infine vengono posti dei limiti alla pignorabilità dello stipendio: per le retribuzioni fino a 2 mila euro l’agente della riscossione potrà prendere fino ad un decimo.
Il decreto contiene anche la cancellazione dei divieti finora imposti agli enti locali di incrementare tributi e addizionali: ma questo sblocco andrà integrato nel nuovo quadro del federalismo.
E altre novità in tema di rapporti tra fisco e cittadino, non incluse nel decreto, sono state annunciate ieri dal direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera durante un’audizione in Parlamento: l’attuale codice fiscale potrebbe essere sostituito da un nuovo sistema, per evitare i sempre più frequenti casi di codici uguali.