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Data: 24/02/2012
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Sì al Milleproroghe. Ma Napolitano scrive: «Troppi gli emendamenti fuori tema»

Passa alla Camera il dl, ma dal Quirinale arriva un duro richiamo. «Ammettere solo modifiche di stretta attinenza»

MILANO - Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato una lettera ai Presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio in relazione agli emendamenti al decreto cosiddetto Milleproroghe nella quale si richiama l'attenzione sulla sentenza della Corte Costituzionale n.22 del 2012 che ha, per la prima volta, annullato disposizioni inserite dalle Camere in un decreto nel corso dell'esame del relativo ddl di conversione. Napolitano nella lettera fa anche riferimento ai precedenti richiami fatti sul tema e, pur notando che la Costituzione non gli permette di non firmare leggi solo per obiezioni su parti specifiche senza considerare la necessità e l'urgenza in via generale del provvedimento, richiama Renato Schifani e Gianfranco Fini a far sì che le Camere rispettino le indicazioni a comportarsi correttamente.

LA LETTERA - «Anche in occasione del recente decreto-legge Milleproroghe 29 dicembre 2011, n. 216 sono stati ammessi e approvati emendamenti che hanno introdotto disposizioni in nessun modo ricollegabili alle specifiche proroghe contenute nel decreto-legge, e neppure alla finalità indicata nelle premesse di garantire l'efficienza e l'efficacia dell'azione amministrativa» si legge nella lettera. «Come è noto, il Capo dello Stato non dispone di un potere di rinvio parziale dei disegni di legge e non può quindi esimersi dall'effettuare, nei casi di leggi di conversione, una valutazione delle criticità riscontrabili in relazione al contenuto complessivo del decreto-legge, evitando una decadenza di tutte le disposizioni, comprese quelle condivisibili e urgenti, qualora la rilevanza e la portata di queste risultino prevalenti». Per questo il Capo dello Stato si rivolge ai presidenti dei due rami del Parlamento, chiedendo loro di evitare per il futuro l'ammissione di modifiche incongruenti. «Sottopongo alla vostra attenzione la necessità di attenersi, nel valutare l'ammissibilità degli emendamenti riferiti a decreti legge, a criteri di stretta attinenza allo specifico oggetto degli stessi e alle relative finalità». Questo «anche adottando - se ritenuto necessario - le opportune modifiche dei regolamenti parlamentari».

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