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Data: 25/02/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
L’Ocse: l’Italia attenui le tutele sul posto fisso «Privatizzare televisione, trasporti ed energia»

PARIGI - Meno tutele del posto fisso, più liberalizzazioni, privatizzare tv, trasporti ed energia, sbloccare la concorrenza: questa la road map per l'Italia che l'Ocse fissa nel suo rapporto annuale sulla crescita. In un contesto di «incertezza ancora eccezionalmente forte» per tutti, l'Italia è sulla buona strada, ma il cammino è ancora lungo secondo l'analisi degli economisti dell'organizzazione parigina. Da Città del Messico, dove partecipa al G20, il segretario generale dell'Ocse Angel Gurria ha assicurato che «il clima per l'Italia è cambiato», ha lodato i passi in avanti compiuti dal governo Monti, ma ha sottolineato come i lavori siano ancora in corso e i cantieri aperti. In particolare, secondo Gurria, «resta in sospeso la riforma del lavoro». L'Ocse starebbe lavorando «con il premier italiano e con i suoi ministri» per rilanciare gli sforzi, considerati importanti «anche per l'Europa e per il mondo», perché - ha sottolineato Gurria - «l'instabilità economica e finanziaria dell'Italia è anche instabilità mondiale». Nel suo rapporto l'Ocse scende nei particolari.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro, l'Italia deve «ammorbidire la protezione del lavoro sui contratti standard», ovvero scardinare tutte le protezioni che ancora oggi blindano il «posto fisso». Da questo punto di vista, secondo l'Ocse, «l'Italia non ha ancora intrapreso azioni significative» ma «sta considerando una riforma del mercato del lavoro per ammorbidire le tutele sui contratti standard» con «una riforma della protezione sociale per migliorare la rete di scurezza per i disoccupati». Via, e senza ulteriori indugi, alle liberalizzazioni: nessun settore escluso, nemmeno Rai e Ferrovie. A questo proposito, il rapporto Ocse parla chiaro: l'Italia deve ridurre la proprietà dello Stato «specialmente nei settori dei media televisivi, dei trasporti, dell'energia e dei servizi locali». Con un incoraggiamento ai piani del governo Monti «per realizzare le privatizzazioni». Gli economisti dell'Ocse non mancano di bacchettare l'Italia per non avere seguito a tempo le «raccomandazioni fatte dall'organizzazione negli ultimi anni»: pur salvando qualche progresso in alcuni temi come l'educazione terziaria, la decentralizzazione dei salari e la corporate governance, poco o niente «è stato realizzato nella riduzione delle società e servizi a controllo pubblico». Male, da questo punto di vista, il referendum sull'acqua del 2011, che ha «rovesciato i piani per privatizzare i servizi nel settore».
Per spronare Monti a gettare il cuore oltre l'ostacolo, il rapporto Ocse prescrive all'Italia di «ridurre le barriere legislative alla concorrenza» in diversi settori, tra cui «le professioni, il commercio al dettaglio e i servizi locali». In cambio degli sforzi fatti e - soprattutto - da fare - l'Italia ha però già guadagnato in considerazione. Gurria ha assicurato che nel comunicato finale della riunione dei ministri delle Finanze e dei banchieri centrali del G20 c'è un esplicito invito all'Italia «ad andare avanti così».
L'allarme d'altra parte non riguarda soltanto l'Italia: in dieci anni i disoccupati sono aumentati di 14 milioni arrivando a 45 milioni nell'area Ocse, su un totale di 200 milioni a livello europeo. Unica salvezza: avanti tutta sulle riforme trascurate per decenni nonostante le raccomandazioni dell'Ocse, come lamentano oggi gli economisti. La crisi ha costretto molti paesi ad allinearsi: Grecia, Portogallo e Irlanda, i più colpiti, sono oggi non a caso anche i più attivi. L'Italia avanza ma a rilento: nella lista dei paesi riformatori l'Ocse la piazza soltanto a metà classifica.

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