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Data: 26/02/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
De Pasquale già pensa all’appello: per la procura non finisce così. Il Pdl: ora battaglia contro il pm. Bersani: chi vuole l’assoluzione si faccia giudicare. Gelo della Lega

MILANO Per il pm Fabio De Pasquale, Silvio Berlusconi è colpevole «al di là di ogni ragionevole dubbio». A fronte di una «risibile ritrattazione di Mills», si contano le «precedenti dodici volte» in cui l’avvocato inglese «ha mentito per schermare» il Cavaliere «rispetto alle società offshore» e «per proteggerlo nei processi». Perciò l’accusa valuta l’ipotesi di impugnare in appello la sentenza con cui è stata dichiarata la prescrizione del Cavaliere.
Di sabbia nella clessidra, secondo la procura, è rimasto ancora qualche granello. Certo lo spazio per agire è poco, ma se i calcoli del pm De Pasquale saranno ritenuti corretti c’è ancora tempo fino al 17 luglio prima della prescrizione. «Sufficiente comunque per un appello», è quanto si sostiene al quarto piano del palazzo di giustizia. I novanta giorni fissati per il deposito delle motivazioni sono stati accolti con un po’ di perplessità in Procura, dato che si tratta di un caso di prescrizione, e pongono un ostacolo in più all’eventuale contrattacco dell’accusa. Che ritiene «doverosa la sterilizzazione dei periodi di stasi processuale ai fini del calcolo della prescrizione». Come rileva De Pasquale nella memoria depositata il 15 febbraio al tribunale, «il calendario di udienza adottato è stato disegnato sulla base degli impedimenti dell’imputato (asseritamente esistenti in tutti i giorni della settimana tranne il lunedì) e della contemporanea pendenza di altri processi a carico dello stesso». In entrambi i casi, scrive il pm, «sono state garantite all’imputato - che aveva espressamente dichiarato di voler partecipare alle udienze che lo riguardavano - sia la possibilità di esercizio delle funzioni connesse al mandato (peraltro nella massima estensione concepibile) sia il diritto di difesa». Conclusione dell’accusa: qualora lo stop al processo venga imposto da legittimi impedimenti del Cavaliere in giorni diversi dal lunedì o da altri processi a suo carico, la prescrizione va congelata. E di certo, sostiene il pm, ciò si è verificato tra il 21 marzo e il 9 maggio 2011 (un mese e 18 giorni) e tra il 23 maggio e il 18 giugno (26 giorni). Così la prescrizione slitta al 3 maggio e si allunga fino al 17 luglio tenendo in considerazione le due interruzioni della Consulta.
Diversi i risultati a cui approdano gli avvocati dell’ex premier e i giudici. Secondo i calcoli della difesa, che ha preso in considerazione altre variabili giurisprudenziali, il reato poteva essere già dichiarato prescritto il 31 gennaio scorso, al massimo il 3 febbraio. Il collegio della decima sezione penale invece, da quanto è trapelato, ha individuato come data della presunta corruzione di Mills l’11 novembre 1999, la stessa indicata dalla Cassazione nella sentenza a carico dell’avvocato inglese, e da qui è partito il conteggio dei dieci anni necessari affinché il reato di corruzione non sia più perseguibile penalmente. Il tutto tenendo conto delle cinque sospensioni dei termini di prescrizione da marzo 2007, quando la posizione di Berlusconi non era ancora stata stralciata, e aderendo alla giurisprudenza secondo cui in caso di interruzione del dibattimento in attesa di una decisione della Corte costituzionale (avvenuta due volte) l’orologio della prescrizione riparte dalla pubblicazione della sentenza della Consulta in Gazzetta ufficiale.

Il Pdl: ora battaglia contro il pm. Bersani: chi vuole l’assoluzione si faccia giudicare. Gelo della Lega

MILANO - Il primo a parlare, Maurizio Gaparri, non sceglie la via della moderazione: «Bisogna allontanare dalla magistratura gente come il pm De Pasquale, ne faremo una crociata». L’altro capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, non arriva a tanto, ma quando parla dell’accusatore di Berlusconi usa l’espressione «il ben noto De Pasquale» da cui non trapela certo un tono distensivo. E dietro di loro le altre voci del centrodestra berlusconiano, magari meno accese ma ugualmente risolute. Prontissime a parlare di «accanimento giudiziario».
I tempi di prescrizione, dunque, sono scattati per il processo al Cavaliere, ma non per le polemiche sulla giustizia che hanno incendiato la vita politica dell’ultimo decennio. Sembra che per un giorno («e speriamo che sia un giorno soltanto» chiosa Follini del Pd) l’orologio sia tornato indietro di almeno quattro mesi, quando a palazzo Chigi c’era il Cavaliere e le risse coi giudici mettevano in secondo piano spread, liberalizzazioni e ogni altra cosa. Questa per esempio è l’aria che tira intorno al segretario Alfano: «E’ finita la folle corsa del pm e il tentativo di taroccare il calcolo della prescrizione pur di ottenere una condanna, solo morale, di Berlusconi». E la Gelmini a fargli eco: «Bisogna riformare la giustizia!».
C’è chi esulta senza se e senza ma come il sempre fedele Sandro Bondi: «Oggi è un giorno importante per la giustizia». Ma c’è anche chi, volendo far credere ci conoscere a menadito il controverso contenuto delle carte processuali, non s’accontenta. Come Gianfranco Rotondi o il ciellino Maurizio Lupi che storce il naso: «La sentenza non mi soddisfa perchè Berlusconi è innocente e vedremo se si procederà con il ricorso. Doveva essere assolto con formula piena». Poi ci sono quelli che ne fanno sostanzialmente una questione di soldi, come il piemontese Malan e il quesito di Luca D’Alessandrol: «Chi, in questo periodo di grave crisi, pagherà per questo spreco di soldi, energie, uomini e mezzi profuso in un processo che era già morto?». All’orizzonte non si vede neppure un leghista disposto a dire una parola di conforto al Cavaliere, a dimostrazione di una distanza dai suoi affari personali che ha il sapore di una distanza politica.
Poche, rispetto alla grancassa pidiellina, le voci in partenza dal centrosinistra. Sulle quali spicca quella di Pierluigi Bersani che prova ad andare oltre la bagarre del momento: «Finchè ci sono questioni ad personam è sempre complicato stabilire un dialogo fra noi e il Pdl. Non vedo l'ora che si possa parlare di giustizia per i cittadini». Ma dietro di lui non mancano i veleni. Come quelli di Rosi BindI per cui l’uomo di Arcore «è l’imputato più prescritto del mondo» o come quelli di esponento dell’Idv e di Rifondazion.

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