ROMA - Ha già un destinazione il tesoretto che il governo rastrellerà dalla lotta all’evasione fiscale. E non è, come tante volte annunciato, il taglio delle tasse. Certo, se avanzerà qualche miliardo Mario Monti darà una sforbiciata anche all’Irpef dal 2014, una volta raggiunto e consolidato il pareggio di bilancio. Ma il premier ha deciso che quanto verseranno in più gli evasori nelle casse dello Stato andrà a finanziare i nuovi ammortizzatori sociali. Obiettivo: sbloccare e far arrivare in porto entro marzo la trattativa sulla riforma del mercato del lavoro. Una delle riforme strutturali, secondo Monti, «in grado di rilanciare la crescita, dare occupazione ai giovani, portare investitori esteri nel nostro Paese». Una riforma, per di più, sollecitata dalla Commissione europea e da tutte le organizzazioni economiche internazionali che tengono l’Italia sotto stretta osservazione.
L’idea al professore è venuta giovedì sera, dopo l’incontro con Pier Luigi Bersani. Il segretario del Pd aveva lasciato palazzo Chigi facendo capire che il suo partito sarebbe disposto ad accettare perfino «una manutenzione» dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, se «ci sarà un sistema serio di ammortizzatori sociali». Chiosa velenosa: «Le cose non si fanno con i fichi secchi, altrimenti non ci crede neanche l’Europa».
Ebbene, ecco la soluzione individuata dal premier: destinare almeno 3-4 miliardi all’anno ricavati dalla lotta all’evasione proprio al finanziamento di un nuovo sistema di ammortizzatori sociali. Incluso un’indennità di disoccupazione non molto distante dallo stipendio perduto in caso di licenziamento.
Una notizia ancora riservata. Tant’è che lo stesso Bersani, ieri, si è lamentato per la mancata attivazione del fondo taglia-tasse: «Il presidente del Consiglio preferisce non coltivare aspettative. Ma bisogna abbassare un po’ il prelievo fiscale sul lavoro, sulle imprese che investono, sulle famiglie che hanno consumi così bassi. Credo che se la lotta sarà incisiva, fondo o non fondo, questa possibilità ci sia. Certo, dare un segnale che quel che si ricava dall’evasione fiscale venga automaticamente utilizzato per abbattere la pressione fiscale sarebbe stata una notizia positiva».
E’ informata, naturalmente, invece il ministro del lavoro Elsa Fornero che giovedì primo marzo parlerà proprio «del nuovo sistema» con le parti sociali. La prova? Le parole spese ieri mattina: «La mia fiducia riguardo al confronto sul mercato del lavoro è assolutamente salda. La strada non è in salita come può sembrare...». E questo perché si è sempre detto che la chiave di volta per raggiungere un accordo con i sindacati e il Pd erano proprio i fondi (fino a ora mancanti) per finanziare i nuovi ammortizzatori. «Senza soldi non si raggiunge alcuna intesa», ha ammonito giovedì scorso la leader della Cgil, Susanna Camusso. E invece ecco spuntare i soldi.
Monti non ha invece ancora individuato un punto di caduta sull’articolo 18. L’idea prevalente è che la «manutenzione debba valere per tutti», non solo per i neoassunti. «Non ci può essere una categoria di privilegiati». E che la maggiore flessibilità in uscita, senza possibilità di reintegro, debba essere autorizzata solo «per cause economiche». Oltre all’indennità di disoccupazione (che prenderà il posto della cassa integrazione straordinaria), al lavoratore licenziato verrebbero garantiti anche «tempi brevi e certi» per la causa intentata contro l’azienda presso il tribunale del lavoro. «Una media di sei anni per una sentenza è davvero aberrante», osservano a palazzo Chigi.
La decisione di destinare i fondi ricavati dalla lotta all’evasione ai nuovi ammortizzatori sociali serve anche per frenare gli appetiti dei partiti. E per scongiurare la solita zuffa, come ha insegnato lo scontro sul tesoretto tra Pdl, Lega e Giulio Tremonti ai tempi del governo Berlusconi. «Creare il fondo taglia-tasse avrebbe prodotto il caos», dice un ministro di alto rango, «qualcuno avrebbe chiesto soldi per le famiglie, qualcun altro per tagliare l’Irpef o aiutare i ceti più poveri, qualcun altro ancora avrebbe invocato maggiori fondi alle imprese. Non ne saremmo usciti vivi e all’estero avrebbero cominciato a coltivare il sospetto che l’Italia sia tornata quella di sempre. Spendacciona e di manica larga, incapace di rispettare il rigore di bilancio». Proprio ciò che Monti vuole evitare a tutti i costi.