ROMA. I lavoratori italiani sono tra i meno pagati d’Europa, peggio che in Irlanda, Grecia, Spagna e Cipro. Lo rivela una ricerca di Eurostat che ci colloca al 12 posto con 23.406 euro lordi annui, la metà di quanto si guadagna in Lussemburgo (48.914) o Germania (41.100).
Tra i cosiddetti paesi Pigs l’Italia riesce a superare solo il Portogallo a quota (17.129). Lo studio è relativo agli stipendi dei lavoratori dell’Industria e dei servizi fotografati nel 2009 ma riporta anche i dati precedenti in modo da registrare la crescita delle retribuzioni. In 4 anni da noi il rialzo è stato del 3,3% contro il 29,4% della Spagna e il 22% del Portogallo. L’unica buona notizia riguarda la differenza delle retribuzioni tra uomini e donne. In base all’indice utilizzato in Europa per rilevare le diseguaglianze tra le remunerazioni la Penisola registra un gap che supera di poco il 5% tra lavoratori e lavoratrici. Ma è solo un’illusione perchè a ridurre le differenze di stipendio contribuisce il basso tasso di occupazione femminile e lo scarso ricorso al par- time.
Insomma se in Italia il problema resta la disoccupazione non se la passa bene neanche di lavora. Dati che a pochi giorni dalla ripresa del tavolo sul lavoro fanno riflettere. «Bassi salari e un costo del lavoro comparativamente elevato, bisogna scardinare questa situazione soprattutto aumentando la produttività», avverte da New York il ministro Elsa Fornero. Mercoledì, alla vigila del nuovo tavolo con le parti sociali, il ministro del Welfare incontrerà Mario Monti per fare il punto della situazione. Fornero resta «fiduciosa» sulla possibiltà di un’intesa, ma mette le mani avanti: «Il tema va affrontato in maniera laica, senza levate di scudi», dice. E lo stesso dichiara Corrado Passera. «Noi vogliamo modificare in meglio tante fasi del lavoro e bisogna fare di tutto per trovare un accordo, è chiaro che il governo alla fine ha la responsabilità di fare sintesi e superare le impasse ma l’accordo è l’obiettivo», dichiara a Sky il ministro dello Sviluppo.
Ma la distanza tra le proposte del governo e quelle dei sindacati restano ancora molte. Soprattutto con la Cgil che oggi riunirà il suo Direttivo per studiare eventuali forme di lotta. Il sindacato di Susanna Camusso non ha alcuna intenzione di lasciare il tavolo nè sta progettando uno sciopero generale al quale non aderirebbero Cisl e Uil. Camusso però avrebbe sondato la segreteria del maggior sindacato italiano su possibili forme di protesta da mettere in cantiere da qui al 9 marzo, quando è previsto lo sciopero della Fiom, al quale la Cgil ha aderito convintamente.
Tra i nodi restano la riforma degli ammortizzatori sociali e l’articolo 18. «Voglio convincere le parti sociali e gli italiani che ci sono molte cose da cambiare nel mercato del Lavoro e perchè bisogna creare un mercato più inclusivo per giovani e donne», dice Fornero, confermando che la riforma degli ammortizzatori «si fa oggi ma si attua negli anni perchè ora siamo in crisi». Il ministro del Welfare ha promesso di contrastare «in ogni maniera» la pratica delle dimissioni in bianco dei lavoratori.