Fermo restando - come ha ripetuto in più occasioni e ha affermato ieri il ministro Corrado Passera - che il governo «andrà avanti anche da solo nel rispetto del diritto-dovere di decidere», Monti ha fatto sapere di non coltivare «alcuna volontà di chiudere l’intesa senza qualcuno». Né, tanto meno, di fare della riforma del mercato del lavoro un elemento di frattura interna ai partiti. In particolare interna al Pd».
Non è dunque un caso che da palazzo Chigi confermano una road map che vede il nodo dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori «solo come ultima tappa». Prima si parlerà (giovedì prossimo) del nuovo sistema di ammortizzatori sociali, poi verrà affrontato il tema delle «politiche attive» (formazione e reinserimento per chi perde il posto), infine arriverà la «flessibilità in uscita». L’articolo 18, appunto. La questione non è stata ancora definita nel dettaglio. Ma da ciò che trapela dal suo entourage, Monti è intenzionato - proprio per non lacerare il Pd e tentare di non perdere per strada la Cgil - a procedere solo «con qualche piccola manutenzione» dell’articolo 18. «Non ci saranno modifiche sostanziali, ma qualche intervento volto a correggere gli abusi» e a dare un tempo «limitato e certo» alla cause per il reintegro in caso di licenziamento. Diverso il discorso per i neoassunti: chi uscirà dalla precarietà, ottenendo un contratto a tempo indeterminato, dovrebbe godere di un’applicazione «più lasca» dell’articolo 18. «Non è comunque qui che si gioca la partita», fa sapere un ministro. La vera partita, quella capace di sbloccare la trattativa, sarà sugli ammortizzatori sociali.
E su questo tavolo, Monti è deciso a calare la carta del «tesoretto». Tre-quattro miliardi del gruzzolo che lo Stato incasserà dalla lotta all’evasione fiscale, andranno a finanziare il nuovo sistema degli ammortizzatori sociali. «E’ questa una delle ragioni per le quali non si è fatto il fondo taglia-tasse», dice un ministro molto vicino al premier. «Ma è presto per fare annunci, prima dobbiamo conoscere con esattezza il quanto e il quando degli introiti derivanti dalla caccia agli evasori». Però la possibilità di avere fondi, secondo Monti, dà forti speranze di sbloccare la trattativa. Una conferma arriva dal Pd con Cesare Damiano: «I fondi per gli ammortizzatori sociali sono il punto di partenza essenziale che, se risolto, renderebbe tutto il resto sicuramente più agevole». Al nuovo sistema sta lavorando Elsa Fornero. Il ministro punta a un’indennità di disoccupazione che sostituirà, tra due-tre anni, la cassa integrazione straordinaria e dovrà avere una durata massima di due anni, parametrata (anche in funzione dell’importo) all’anzianità del lavoratore che perde il posto.