«Una brutta impressione. Berlusconi è stato abile. I suoi voti determinanti per il governo» Il vicepresidente Vietti propone un «congelamento» della prescrizione durante i processi
ROMA. Ci sono ragioni politiche dietro il proscioglimento di Silvio Berlusconi. Dopo un’altra giornata di acceso dibattito politico sul processo Mills, in serata arriva l’affondo di Umberto Bossi, finora rimasto silenzioso: «I giudici non sono ciechi e sordi, vivono anche loro il momento politico. Berlusconi è stato più abile di me, io pensavo che fosse condannato, invece i suoi voti sono determinanti per il governo». Il Senatùr è duro con l’ex alleato: «Magari non aveva commesso niente, come sostiene lui - ha aggiunto - però, vista dal di fuori, fa una brutta impressione».
Ogni anno in Italia ci sono 169mila processi Mills. Processi che «vanno al macero», commenta il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, come succederà per quello che vedeva imputato il premier. E’ il momento buono per fare le riforme, dice il magistrato, che guarda alle esperienze degli altri Paesi europei. Articolata la proposta: prescrizione «congelata» con il rinvio a giudizio o almeno con la condanna di primo grado; diminuzione del flusso in entrata dei processi «con una drastica depenalizzazione»; riduzione dei gradi di giudizio, perché tre - dice Vietti - sono «un lusso che non ci possiamo permettere». Sono opinioni di un tecnico, ma la reazione è politica. «I tre gradi di giudizio non sono un lusso, ma una esigenza di garanzia per tutti che vale moltissimo», dice il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. «E quanto alla prescrizione, è consigliabile per tutti non rimetterci mano». Berlusconi? Contro di lui «c’è stato un bombardamento giudiziario ad personam». Attacca la sinistra Sandro Bondi, definendola «inchiodata al passato», mentre Francesco Storace (La Destra) dà la colpa ai giudici che «non sono in grado di fare il loro mestiere in tempi utili». Punta il dito contro il pm De Pasquale il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri, ritenendolo «prevenuto nei confronti di Berlusconi». Più pacato l’ex ministro Gianfranco Rotondi, secondo cui la sentenza dimostra che «gran parte dei magistrati è indipendente». Sul fronte opposto, Walter Veltroni chiede che Berlusconi rinunci alla prescrizione, perché così «ha perso il Paese». In tanti però invitano a voltare pagina: Matteo Renzi auspica che si chiuda «la stagione degli ultrà», Pier Ferdinando Casini (Udc) e Giorgio Merlo (Pd) invocano la riforma della giustizia. Prende posizione anche il governo, con il ministro Corrado Passera che parla della prescrizione come di un «fallimento».