Il «riciclaggio» dei famigerati bus ibridi (energia elettrica/gasolio) è impossibile per un verso e problematico dall’altro. L’impossibilità sta proprio nella riconversione dei cinque mezzi abbandonati ad arrugginire su un piazzale, i problemi vengono dallo smaltimento delle pesanti, costose e inutili batterie incapaci di smuovere quella massa (cosa che si sapeva anche prima dell’acquisto). La disastrosa operazione (1,5 milioni di danaro pubblico) non sembra avere vie d’uscita. Pierdomenico Fabiani, direttore tecnico Gtm, precisa che trascorsi 7 anni dall’immatricolazione, la Motorizzazione non consente di intervenire sui mezzi per modificarli. Quindi non sarebbe possibile né sostituire le vecchie batterie con quelle più moderne, né addirittura mettere in strada i piccoli bus col solo motore diesel. Eppure non solo potrebbero rivelarsi utili nello smaltimento del traffico e per un servizio urbano che attualmente non è all’ altezza e neppure competitivo, ma anche coprire le tratte dove le strade sono strette. È legittimo chiedersi come mai, per anni, nessuno abbia pensato se e come recuperare in parte quel capitale immobilizzato invece di lasciarlo marcire. Tre sindaci (Pace, D’Alfonso e Mascia) e quattro presidenti della Gtm (Chiavaroli, Teodoro, Renzetti e Russo) di nomina politica hanno glissato il problema di quei cinque autobus acquistati con buone intenzioni e finiti nel calderone dello sperpero di danaro pubblico. Persino la rottamazione sembra essere un ostacolo. Roba da Corte dei conti, ma vallo a spiegare a chi paga le tasse e si aspetta in cambio i servizi. Quanto a Russo, non vede e non parla. Gliel’hanno detto che dirige un’azienda pubblica o non sa neppure questo?M.P.