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Data: 28/02/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Decreto liberalizzazioni - Maratona notturna al Senato: ultimo duello su taxi e farmacie. Tempi strettissimi, in arrivo un maxiemendamento

ROMA Maratona notturna e voto finale stamattina. E’ questo il finale al fotofinish per il decreto sulle liberalizzazioni. Un testo di 97 articoli, cresciuto a 98 con l’Imu sugli immobili della Chiesa, e novità che vanno dalle professioni all’energia, dalle banche alla Rc auto, dai benzinai ai trasporti e ai servizi pubblici locali. Dopo una giornata a singhiozzo, con la commissione Industria convocata e sconvocata in continuazione tra pareri attesi dalla commissione Bilancio e negoziati sulle ultime partite bollenti, quelle su taxi, farmacie e tesoreria unica, oggi si deve concludere. Il provvedimento, infatti, è previsto in aula mercoledì mattina. E l’ipotesi più verosimile è che il governo finisca per presentare un maxiemendamento che salvi il lavoro fin qui compiuto chiedendo la fiducia, non fosse altro che per accorciare i tempi ormai strettissimi: il decreto decade il 24 marzo, deve ancora finire l’esame al Senato e poi passare alla Camera.
Rispetto al testo originario restano da votare una ventina di articoli, ma in questa ristretta pattuglia ci sono quelli a più alta sensibilità. Sui taxi si è cercato fino all’ultimo di trovare un punto di equilibrio bilanciando i poteri di Comuni e Authority per i Trasporti. La soluzione trovata lascia ai primi il rilascio delle licenze e alla seconda il compito di emanare direttive in base alle quali concedere le autorizzazioni. Inoltre, se i Comuni non si dovessero adeguare potrebbe scattare il ricorso al Tar e, per rafforzare ulteriormente l’Authority, anche il «potere sostitutivo» nei confronti dell’ente locale indisciplinato. Una soluzione tenuta in sospeso fino all’ultimo mentre si cercava l’intesa sulle farmacie.
E’ sul numero di nuovi negozi per abitante che si è tenuto fino all’ultimo un estenuante braccio di ferro: con il Pdl che chiedeva di alzare da 3.000 ad almeno 3.500 (se non 3.800) il numero di abitanti di riferimento per i nuovi punti vendita; e il Pd che spingeva per ottenere quote riservate ai parafarmacisti nei nuovi concorsi o almeno per estendere anche a questi negozi la vendita di farmaci veterinari e galenici. Meno probabile l’abolizione del vincolo dei Comuni con 12.500 abitanti per recuperare spazio sui farmaci di fascia C, affidati alla valutazione dell’Aifa. Il governo ha messo dei paletti e vuole centrare l’obiettivo di 5.000 nuove farmacie. Con un rapporto di 3.000 abitanti ne aprirebbero 7.000 secondo Federfarma ma la cifra è considerata sovrastimata.
Ritocchi tecnici potrebbero arrivare sul nodo della tesoreria unica. Qui dovranno confluire le somme, bloccate dal Patto di stabilità interno, che gli enti locali non possono spendere e tengono in banca. Ma l’Anci è contraria e la Lega ne ha fatto un vero e proprio caso.
Il premier Monti ha convinto la commissione sull’Imu con un blitz a sorpresa ma resta tortuoso e difficile, anche sul finale, il percorso delle liberalizzazioni. Ieri notte è stato approvato l’articolo sulla separazione Eni-Snam e quello che prevede l’obbligo di mettere a gara i servizi pubblici locali di valore superiore ai 200.000 euro.
Il segretario del Pd Pierluigi Bersani prova a tracciare un bilancio: «Su alcune cose si è frenato ma penso ci siano stati dei passi avanti». Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini non è contrario ad un voto di fiducia sulle liberalizzazioni: «In questo caso afferma è a fin di bene. Le lobby non possono paralizzare l’azione riformatrice». E non c’è dubbio che in questa occasione le lobby abbiano esercitato tutta la loro forza di pressione. Per questo il presidente del Senato Renato Schifani ha convocato per oggi l’ufficio di presidenza: «Dovremo adottare delle linee guida che poi confluiranno nel regolamento, per disciplinare meglio l'accesso dei lobbisti in Parlamento che deve essere lasciato in pace mentre lavora».

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