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Pescara, 09/04/2026
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28/02/2012
Il Centro
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Taxi e farmacie, l’ultimo braccio di ferro. Commissione Industria riunita fino a notte. Caos lobbisti in Senato, Schifani s’infuria |
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ROMA. Farmacie taxi, tesoreria unica. Sono i tre punti sui quali la Commissione Industria del Senato si è arenata per lunghe ore, tra un rinvio e l’altro, fino a ieri sera. Alla fine l’unico provvedimento che ha avuto il via libera è stato quello dell’Imu sui beni della Chiesa. Ma come il governo sta cercando di comprimere i tempi per arrivare in tempi sul decreto Liberalizzazioni, allo stesso tempo le lobby stringono le «marcature». Tanto da far sobbalzare il presidente del Senato Renato Schifani di fronte a decine di lobbisti che bivaccavano da giorni di fronte all’ingresso della Commissione Industria. Tutti con le loro esigenze e i «pizzini» da passare al parlamentare amico per conto di multinazionali e corporazioni varie. «Il Parlamento deve essere lasciato in pace mentre lavora» è esploso Schifani. «Domani (oggi, ndr) ci sarà un ufficio di presidenza per l’adozione di linee guida che regolino l’accesso dei lobbisti in Parlamento». E in quei corridoi sovraffollati ieri il governo Monti ha tentato di trovare la quadra per mettere d’accordo Pd e Pdl, a distanze siderali rispetto alle liberalizzazioni da attuare. Solo sulla tesoreria unica i due partiti della maggioranza, insieme con la Lega Nord, stanno facendo fronte comune contro il governo soprattutto nel confronto tra Roma ed enti locali. Ma farmacie e taxi sono i nodi più intricati, e aldilà del reale sollievo che la liberalizzazione dei due settori potrà avere sull’economia del Paese, sono diventati l’oggetto per un braccio di ferro tra i due maggiori partiti. Certo è che Monti non vuole intoppi, forte anche dell’appoggio manifestato dal presidente Napolitano. Ieri sera si prevedeva una maratona notturna per arrivare a una definizione del pacchetto e portarlo mercoledì in Senato, ma se dovessero verificarsi altri stop, il governo potrebbe presentare un maxi-emendamento e chiedere il voto di fiducia. «Il presidente del Consiglio sa che ha la solidarietà della maggioranza. Se vuole mettere la fiducia la metta, perché in questo caso è a fin di bene» ha commentato il leader Udc Casini. Ottimista Bersani, segretario Pd: «Il percorso sulle liberalizzazioni è sotto gli occhi di tutti. Su alcuni passaggi si è andati avanti, su altri si è frenato. Ma credo che passi avanti ce ne saranno altri». Ma mentre a Roma si procede ventre a terra per raggiungere gli obiettivi, nelle periferie del Paese montava la rivolta degli enti locali contro la Tesoreria unica. Un fronte unito e bipartisan che chiede al governo un passo indietro sul trasferimento del 50% delle liquidità di cassa degli enti locali siano traferiti a Roma. «Le liberalizzazioni liberano l’economia italiana dai vincoli che ne hanno impacciato la crescita» ha detto ieri Monti. Ma su farmacie e taxi l’ostruzionismo del Pdl sta diventando davvero pesante. Il governo ne vorrebbe altre 5mila, il Pd è d’accordo, il Pdl ovviamente no, sordo anche alle rimostranze delle parafarmacie. Niente di nuovo, come sui taxi. Alla fine il governo dovrà lasciare le licenze in mano ai sindaci, con un’Autorità che potrà ricorrere al Tar se i Comuni non applicheranno le direttive indicate. I tassisti intanto minacciano blocchi e ricorsi. Per il resto salta anche l’obbligo del preventivo scritto per i professionisti, mentre entro il 31 maggio avverrà la divisione tra Snam ed Eni. Sui tirocini per i giovani il primo pagamento arriverà solo dopo sei mesi, mentre per aprire una Srl semplificata, sempre per i giovani, gli atti dei notai saranno gratis. Scontente le banche: per i conti correnti a zero spese per i pensionati e l’abolizione delle commissioni sul pagamento con carta della benzina.
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