Sondaggio Ipr: cresce la fiducia nel Professore non quella nel governo
ROMA. «Se ognuno dichiara il dovuto, il fisco potrà essere più leggero per tutti». Nel giorno in cui l’attesa asta sui titoli di Stato conferma che l’effetto Monti produce riflessi positivi anche sui mercati (lo spread ieri ha chiuso in calo a 355), il premier riunisce la task force sull’evasione fiscale, promette guerra senza quartiere ai furbi e fa sapere che nel 2012 grazie all’operato dell’Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza sono stati recuperati 12 miliardi di euro.
«E’ un buon risultato ma si può e si deve fare di più. E’ un impegno ineludibile che vogliamo raggiungere anche migliorando la trasparenza fiscale e il rapporto tra fisco e cittadini» promette Monti, che ieri ha illustrato le linee guida che l’amministrazione finaziaria dovrà seguire nel corso del triennio 2012-2014. Linee che mirano non solo a rafforzare le azioni di contrasto all’evasione fiscale, ma anche e soprattutto ad incentivare le azioni di prevenzione e migliorare la fiducia dei cittadini nella lotta all’evasione incoraggiando anche un cambio di mentalità. Al cittadino in regola con il fisco, il governo promette una semplificazione delle procedure mirata a facilitare gli adempimenti dei contribuenti onesti.
Monti che, nonostante manovre e sacrifici, nel sondaggio mensile di Ipr Repubblica guadagna due punti e passa al 59% per cento (la fiducia complessiva nel governo è invece in calo e scende al 53%), spiega che il recupero dell’evasione deve diventare uno strumento per migliorare l’efficienza del sistema economico in un quadro più equo. «Un utilizzo prudente della leva fiscale è necessario per ristabilire condizioni di crescita più robuste nel medio-lungo termine e contribuire al rilancio della produttività e della crescita economica» si legge nell’atto di indirizzo firmato dal premier. La Guardia di Finanza ammette che la fuga dei capitali all’estero è un fenomeno in «crescita» e si impegna a «centrare» la propria azione contro le frodi tributarie e doganali, l’evasione fiscale internazionale, l’economia sommersa e il contrabbando. Quel che è certo è che la lotta a chi non paga le tasse o elude il fisco comincia a portare risultati apprezzabili. Il ministero dell’Economia fa sapere che per ogni euro speso per per migliorare il funzionamento dell’Agenzia delle entrate se ne recuperano 3,6 di nuove tasse accertate. La task force si riunirà periodicamente per rafforzare il coordinamento fra tutte le strutture operative coinvolte e per monitorare i risultati raggiunti.
Ma ieri non si è parlato solo di fisco. A creare tensione sono state soprattutto le norme sul tetto agli stipendi dei manager della pubblica amministrazione contenute in un decreto della presidenza del consiglio. Norme che secondo i deputati di Pd e Pdl «non sarebbero applicabili ai contratti in corso». Una posizione che ha portato a un inaspettato braccio di ferro con il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, per il quale le norme sono invece «immediatamente applicabili». Il governo è destinato a scontrarsi con la sua maggioranza? Passa qualche ora e l’accordo si trova. Pd e Pdl «riformulano» il loro parere e dicono sì all’immediata applicabilità per «tutti i manager pubblici». La questione, che lascia perplesso il Terzo Polo, sarà affrontata oggi. Ma una novità, sulla riduzione dei costi della politica, viene anche dal Senato. L’ufficio di presidenza ha deciso all’unanimità di abolire i benefit a vita per gli ex presidenti. Chi è stato sullo scranno più alto di palazzo Madama (come Scognamiglio, Mancino, Pera e Marini) avrà diritto a segreteria, collaboratori e auto blu per un periodo di tempo limitato a 2 legislature, ovvero 10 anni.