Iscriviti OnLine
 

Pescara, 09/04/2026
Visitatore n. 752.964



Data: 29/02/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Politica in fermento - Pdl, messaggio a Chiodi «Giunta, ora il rimpasto» L’effetto-Tagliente trascina i consiglieri regionali

Vertice di maggioranza rinviato in attesa del congresso teramano

PESCARA - Con ogni probabilità il vertice di maggioranza previsto per venerdì prossimo non ci sarà, posticipato in attesa delle risultanze del congresso provinciale del Pdl a Teramo, e allora Giuseppe Tagliente dovrà attendere ancora un po’ le risposte di Gianni Chiodi alle sue domande sulla necessità di una verifica di maggioranza, sull’inadeguatezza mostrata dalla Giunta regionale nel tener fede alle promesse elettorali, sulle turbolenze del gruppo consiliare pidiellino. In realtà Chiodi a Tagliente ha risposto, ed anche in fretta, invitando l’ex presidente dell’Emiciclo a consultare il sito della Regione con l’elenco dei risultati di tre anni di governo: «E’ quella la verifica», scandisce il governatore. Una risposta che non può soddisfare Tagliente, e neanche la platea mugugnante del Pdl abruzzese.
Quella platea rimprovera a Chiodi una gestione verticistica della Regione: decide solo lui, dicono quelli che si sentono rappresentati dall’outing di Tagliente, decide solo lui appoggiandosi ad un gruppo ristretto di persone, insomma ai Teramani, per definirli tout court come da slang dei pidiellini insoddisfatti. Quei Teramani che in questo weekend sono chiamati a dar prova di solidità nella gestione del partito nella loro provincia. Dopo il weekend, con i numeri del congresso teramano passati al microscopio, confrontati con quelli dei congressi del resto d’Abruzzo, i pidiellini tireranno le somme. E a quel punto, la settimana prossima, ci sarà l’annunciato vertice, chiamato incontro da chi vuole sminuirne il peso e invece verifica da chi vuole accelerare verso una resa dei conti che porti a un rimpasto della Giunta regionale.
Perchè è questa la vera posta in palio: il rimpasto di Giunta, dopo quello di un anno fa che aprì le porte dell’esecutivo a Gianfranco Giuliante e Luigi De Fanis. Che Chiodi un altro rimpasto non lo voglia è evidente, anche perchè l’ipotesi di una sua candidatura al Parlamento, nella primavera 2013, è tutt’altro che tramontata: lui glissa sull’argomento, ma il pensiero a Roma resta, e allora star lì a rimpastare per un anno di governo, poco più, a cosa servirebbe? Ma la massa silenziosa, e neanche più tanto, dei consiglieri regionali, non la pensa così: c’è uno squilibrio territoriale che premia i teramani, anzi i Teramani, da raddrizzare, e ci sono due assessori esterni ritenuti un lusso. I consiglieri chiedono che la poltrona assessorile vada a chi i voti se li è guadagnati sul campo, insomma a loro. E allora Federica Carpineta e Mauro Di Dalmazio, gli esterni, si accomodino altrove. Almeno uno dei due, e in questo caso la pressione è su Di Dalmazio, uno dei Teramani: in tal modo si interverrebbe sia sullo squilibrio territoriale che sulla presenza di assessori esterni. Non basta: si fanno le pulci anche alle capacità mostrate nel governare dalla Giunta nel suo insieme e dagli assessori nel dettaglio, e qui le parole di Tagliente erano oltremodo chiare. Dunque il rimpasto, il turnover, potrebbe essere più largo: nel mirino c’è Angelo Di Paolo, che per tutelarsi bussa alla componente Forza del Sud in cerca di sostegno.
Questo è il quadro. Chiodi resiste, anche alle turbolenze aquilane e all’incalzare del suo assessore Gianfranco Giuliante che non vuole, non vuole in alcun modo ritrovarsi a votare il chiodiano e «nemico fraterno» Giorgio De Matteis alle comunali dell’Aquila. E non lo voterà. Chiodi resiste, ma alla fine i conti con il suo partito, e non tanto con il coordinatore Filippo Piccone quanto con il malpancismo dei consiglieri, che gli garantiscono la maggioranza in aula, dovrà farli. Pena sorprese.


www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it