ROMA. Alla vigilia del voto di fiducia con cui oggi il Senato potrebbe licenziare il decreto sulle liberalizzazioni, lo scontro sulla Tesoreria unica divampa, appannando il varo trionfale del provvedimento. Mentre il governo mette a punto il maxi-emendamento necessario per superare con una mossa sola le 1700 proposte di modifica depositate da tutti i gruppi, esplode la rabbia della Lega: «La Tesoreria unica è uno sfregio grave che neanche Craxi e il Caf osarono fare» protesta Roberto Maroni, «siamo pronti alla class action». In Veneto il livello dello scontro è altissimo: Unicredit Banca, tesoriere della Regione, comunica che ignorerà la diffida a trasferire le risorse regionali in giacenza, il governatore Luca Zaia annuncia di essere pronto a rescindere il contratto con l’istituto: «È un esproprio centralista». I sindaci del Nord guidano una rivolta che minaccia di estendersi: Cortina, Vicenza e Padova annunciano ricorsi ai tribunali, ma tutte le amministrazioni sono in allarme: «Chiediamo rispetto» dice il presidente dell’Anci Graziano Delrio, mentre il sindaco di Roma Gianni Alemanno denuncia la violazione del diritto costituzionale. A palazzo Madama, però, l’aula ha già respinto in mattinata le pregiudiziali di incostituzionalità presentate da Lega e IdV. «Con la crisi di liquidità lasciare denari inusati nelle banche non è possibile» cerca di spiegare il vice ministro dell’Economia Vittorio Grilli.
In questo clima si va avanti a tappe forzate, perché il decreto va convertito in legge entro il 24 marzo, e il calendario prevede che il testo arrivi il 19 marzo a Montecitorio. «La fiducia è sicura» vista la mole di emendamenti, spiega Simona Vicari, Pdl, relatrice assieme al democratico Filippo Bubbico, ma i tempi dipendono «da quando verrà presentato il maxi-emendamento», che dovrebbe ricalcare il testo uscito dalla commissione Industria: «Vediamo, il governo è sempre tentato di inserire qualcosa». «Con questo esecutivo non c’è un provvedimento che non passi per la fiducia» commenta il deputato del Pdl Alfredo Mantovano, ma i capigruppo di Pd e Pdl, Anna Finocchiaro e Maurizio Gasparri, si dicono soddisfatti. Meno entusiasmi ci sono nel Terzo Polo: le «influenze negative» dei due partiti maggiori, secondo Francesco Rutelli, hanno impedito che si realizzasse «un cambiamento profondo».
Di certo, l’esame in commissione ha cambiato il volto del decreto, con 141 emendamenti sui 97 articoli originali. Il premier Mario Monti avverte: «Seguiremo con molta attenzione il dibattito alla Camera per assicurarci che il testo finale contenga i risultati desiderati» rispetto a «sviluppo, occupazione e minori costi per imprese e cittadini». Le ultime ore dell’esame in commissione hanno prodotto una serie di novità significative, relative soprattutto alle assicurazioni: il premio Rc auto sarà ridotto automaticamente ogni anno per automobilisti e motociclisti “virtuosi”: «Chi non ha avuto incidenti pagherà meno, così come previsto dal contratto, poiché sarà obbligatorio stabilire già al momento della sottoscrizione la diminuzione di costo di cui si godrà nell’anno successivo» spiega Giancarlo Sangalli, Pd, primo firmatario dell’emendamento. Agli stessi conducenti sarà riconosciuta una tariffa identica su tutto il territorio nazionale. Diventeranno più veloci, inoltre, i risarcimenti in caso di furto o incendio «indipendentemente dal rilascio del certificato di fine inchiesta». Le banche, invece, dovranno garantire l’apertura gratuita del conto ai pensionati fino a 1500 euro, mentre il mutuo sarà portabile e negoziabile e non si potrà imporre una polizza vita: misure che però, secondo l’Abi, «vanno contro la concorrenza». Con gli ultimi emendamenti votati, restano ai Comuni le competenze urbanistiche per opere nei siti nucleari.