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Data: 01/03/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Bersani: L’Aquila caso nazionale. Il segretario Pd: fallito il modello Berlusconi, Cialente è il sindaco giusto

L’AQUILA. «La città ha bisogno di essere governata da persone oneste e con la schiena dritta, per questo il Pd sostiene Massimo». È la fase più applaudita e forte pronunciata dal segretario nazionale del Partito democratico, Pierluigi Bersani, ieri all’Aquila per sostenere la candidatura di Cialente alle primarie per il centrosinistra. «Comincia la fase due del terremoto», ha detto Bersani, «ma la macchina dell’Aquila non può essere guidata da chi non ha la patente». Cioé, dal centrodestra.
Bersani. Completo serio e camicia azzurrina, il segretario nazionale del Partito democratico ha messo poche questioni nazionali al centro del suo discorso in sostegno di Massimo Cialente.
Ma ci ha messo tanta L’Aquila, «che è l’epicentro di tutti i problemi del Paese»: il lavoro, la riforma delle pensioni, le fabbriche che chiudono, le divisioni politiche e le scelte sbagliate del governo.
«All’Aquila è tutto moltiplicato all’ennesima potenza», ha detto Pierluigi Bersani, all’Aquila per la decima volta dal post-sisma.
Poco prima di tenere il suo discorso in sostegno di Cialente, al ridotto del teatro comunale, nel cuore del centro storico totalmente disabitato, Bersani ha ascoltato le ragioni degli ex lavoratori della Finmek.
Lo aspettavano al varco, all’igresso secondario del ridotto, per dirgli che la riforma delle pensioni voluta dal ministro Fornero li lascerà senza ammortizzatori sociali e senza possibilità di andare in pensione per diversi anni. Bersani li ha ascoltati attentamente, lasciandoli con qualche promessa: «Non vi abbandoneremo, porteremo le vostre istanze al ministro Fornero».
Modello sbagliato. «Ho avuto a che fare con tutti i terremoti d’Italia», ha esordito il segretario del Pd, «e ho capito subito che il modello che si stava adottando all’Aquila non assomigliava per niente a nessuno di quelli vincenti adottati in altre città colpite dal terremoto».
«Ma nella tragedia cosa potevamo fare? Metterci a polemizzare?», ha aggiunto, ricordando che «quelli erano tempi in cui non era possibile dire di no, queli facevano tutto ciò che dicevano, non era possibile opporsi in alcun modo. Ora i tempi sono cambiati.
Con il nuovo governo ci stiamo rimettendo sui binari».
Ma il tempo eprso e i danni fatti dal precedente saranno riparati con difficoltà.
«Fin dall’iniziao non è stata adottata una legislazione ordinaria», ha ricordato Bersani, «ed è stata ignorata la nostra ipotesi di adottare una tassa di scopo. Vi ricordate? Sbagliatissima la scelta di impostare la ricostruzione su un sistema di commissari e sottocommissari, con i sindaci incapaci di gestire la ricostruzione dei loro centri».
Una condanna a tutto tondo quella del segretario Bersani alla classe politica che ha gestito l’immediato post-sisma, in particolare alla «coppia Berlusconi-Bertolaso, quelli del ’ghe pensi mì», ha ricordato Bersani, «che ha fatto scelte moralmente sbagliate».
Ora le «condizioni sono mutate, la fase due è partita, la macchina è rodata e alla sua guida ci deve andare Massimo Cialente».
La ragione di Cialente. «Cialente aveva ragione». Bersani ha condiviso in pieno le scelte fatte da Cialente nel corso della sua amministrazione, durata tutto sommato 5 anni senza grandi defezioni.
«Qui ho visto un bel Pd», ha detto sereno e convinto Bersani, «zero beghe, zero liti. Una vera squadra capace di restare coerente dall’Aquila a Roma. Una realtà che non sempre esiste in Italia e che ha contagiato i grandi gruppi parlamentari e anche le scelte del Pd nazionale».
Adesso, altrettanto unito, «il Pd deve sostenere il cammino della legge sulla ricostruzione».
L’8 marzo si terrà il comitato ristretto per discutere la legge sulla ricostruzione, depositata in Parlamento con 50mila firme raccolte dagli aquilani.
Massimo Cialente. Un intervento appassionato quello del sindaco Cialente. Che si è rivolto alla platea dei sostenitori come un gladitore pronto a difendere la sua Roma.
E, infatti, dalla platea qualcuno ha urlato: «Sei il nostro gladiatore».
Cialente ha ripercorso le tappe principali dei «cinque difficilissimi anni» di governo della città.
«Prima di decidere di candidarmi», ha detto, «ho pensato mille volte ai motivi per cui avrei dovuto farlo. Sono stati più gli errori, o più le cose fatte bene? La risposta è: abbiamo fatto tanto di buono. Lo abbiamo fatto agendo moralmente e con negli occhi sempre la città».
«Mai il centrodestra». Un centrodestra diviso al suo interno e che «non si è mai seduto alnostrto fianco per risolvere insieme i problemi dell’Aquila» non può, a giudizio di Cialente, governare la città. «Bisogna saper difendere il nostro ruolo di capoluogo. E chi può farlo? Chiodi, De Matteis, Piccone, non possono capire.

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