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Data: 01/03/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Il segretario del Pd: Monti deve essere sostenuto ma l’emergenza va superata

L’AQUILA. È il segretario cittadino del Pd Francesco Iritale a cogliere il dato strategico delle amministrative aquilane, e naturalmente delle primarie che si terranno domenica. L’Aquila viene dopo Milano, Napoli, Genova, Cagliari: per il Pd è necessariamente un’occasione da cogliere. Lo pensano tutti: impossibile lasciare il passo, di nuovo, a un candidato di Sel (all’Aquila sarà Vittorio Festuccia, lanciato venerdì scorso proprio qui all’Aquila da Nichi Vendola). Ma Pierluigi Bersani non lo dice, e non lo dice il sindaco Massimo Cialente. Perché la partita nel capoluogo di regione abruzzese è anche più alta. «L’Aquila», dice Bersani ai molti cittadini intervenuti ieri pomeriggio nel ridotto del Teatro comunale a sostegno di Cialente candidato sindaco, «è l’epicentro di tutti i problemi italiani». Un luogo cioè dove tutti i problemi del paese acquistano per gli effetti del terremoto un profilo più drammatico e urgente. Dalla crisi dell’economia (lo hanno testimoniato i lavoratori della Finmek, che non sanno se avranno la pensione dopo che avranno perso il lavoro), ai nuovi modelli di sviluppo, fino ai problemi più specifici legati alla ricostruzione di una grande città capoluogo, quinta città d’arte del paese. Dove forse si intravede persino un nuovo modello di politica. «Ho visto proprio un bel partito, il che non capita tutti i giorni», dice infatti Bersani guardando la platea dove siedono i senatori Franco Marini e Giovanni Legnini, il deputato Giovanni Lolli, e poi l’assessore Stefania Pezzopane, il segretario regionale Silvio Paolucci, il consiglere regionale Giovanni D’Amico. «Una squadra che da qui a Roma ha lavorato bene e ha contagiato l’azione del nostro partito. Non capita tutti i giorni», aggiunge, «che un rappresentante di un territorio dice: non faccio nulla per casa mia facciamo tutto per L’Aquila».
Bersani viene all’Aquila per la decima volta dopo il terremoto. Lo fa nel corso di un lungo giro per il paese chiamato “Destinazione Italia”. «L’intenzione», spiega il segretario del Pd, «è di dare l’idea di un partito popolare che si mette faccia a faccia con i problemi della gente». Compito quanto mai urgente: oggi il Pd sostiene un governo che non sempre fa le cose che il Pd farebbe, «anche se qualche traccia si è vista delle cose che faremmo e che faremo», dice il segretario.
La svolta politica, spiega Bersani «è stata rilevantissima. Incredibile se vista con gli occhi del mondo. Siamo uno strano paese: tutti ci dicevano, ma come fate a sopportare questa situazione? Poi in 15 giorni è cambiato il film, e il mondo è rimasto basito». Certo, Monti ci ha messo del suo, scherza Bersani, perché la stoffa c’è, ma «va detto anche che veniva dopo Berlusconi!». Ma, sottolinea il segretario del Pd, se svolta c’è stata «è perché l’abbiamo costruita con un gesto di generosità. Monti non è venuto dopo i partiti ma dopo Berlusconi e siamo andati noi a sostenerlo», perché da «gente di governo, quali siamo, avevamo chiaro che si andava verso il disastro».
Ma certo il dato emergenziale legato al governo Monti prima o poi dovrà terminare con quei meccanismi «comuni a tutte le grandi democrazie», le elezioni e la «formazione di maggioranze univoche e solide», ma senza «tentazioni terziste». Ed è inutile dire che con il ritorno dei partiti «non si porrà nessuna questione sul tasso tecnico del governo: Prodi e Ciampi non erano certo politici».
Quanto all’azione del governo «cominciano a passare alcuni principi», dice Bersani. Sull’ultima proposta di Monti, il graduale spostamento di prelievo dalle tasse dirette alle indirette, Bersani ha una opinione articolata. In particolare sulle imposte che colpiscono i consumi. «Ci andrei cauto perché noi abbiamo avuto con l’Iva problemi seri sui prezzi come si vede. Questo tipo di tassazione va maneggiata con delicatezza nel nostro paese, perché siamo in Italia». «Invece», aggiunge, «sono molto convinto di quello che ha detto il presidente Monti sul tema di una fiscalità che dia un’occhiata seria alle rendite finanziarie, a cominciare dal fatto che la grande finanza paghi un po’ di quel che ha provocato: non è che l’Italia deve dar via tutti i suoi debiti pubblici sul welfare e sull’occupazione». «La tassa sulle transazioni finanziarie» spiega, «significa questo: scaricare un po’ del sovradebito facendolo pagare a chi l’ha provocato. Da lì in giù serve un’attenzione molto forte a che venga alleggerito il carico sulle attività e sugli investimenti che producono lavoro, sulle famiglie che devono consumare e che invece non lo fanno».
Articolato anche il giudizio sulle liberalizzazioni. E alla domanda se vede il bicchere messo vuoto o mezzo pieno, Bersani risponde che a lui «piace il bicchiere pieno di liberalizzazione, c’è stato qualche passetto indietro, sono cose del governo, ma c’è stato anche qualche passetto avanti. E nei passetti avanti c’è l’imprinting del Partito Democratico, che si è mosso in quella direzione». «Diciamo così», aggiunge, «questa vicenda ha segnato una ripresa sul tema, e quindi chapeau al governo Monti che ha ripreso alla grande questo tema. Dopodiché sulle singole cose, secondo me, la storia non è finita, si può fare ancora qualcosina in più».
Ultima parola, a margine dell’incontro aquilano, sul caso Tav: «Il progetto è stato larghissimamente ridimensionato, si è valutato al minimo il possibile impatto ambientale, sono state progettate misure di compensazione e adesso credo che la discussione debba continuare non sul se, ma sul come. Stiamo parlando di una ferrovia, si può essere a favore, si può essere contro, c’è stato un percorso democratico forse senza precedenti». Bersani invita anche a tenere d’occhio «le formazioni anarco-insurrezionaliste che nel nostro si stanno muovendo come in altri Paesi d’Europa e cercano acqua nella quale navigare. Che sia Equitalia o che sia la Tav. Attenzione, su questo non si passa, non è consentito concedere nulla alla violenza».

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