Iscriviti OnLine
 

Pescara, 21/06/2026
Visitatore n. 755.196



Data: 02/03/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Macerie e corruzione: quattro arresti. Assunzioni in cambio di voti e favori alle ditte, sindaco di Magliano sott’accusa

Sotto sequestro beni per dieci milioni, una cava di inerti nella Marsica e l’impianto industriale situato a Monticchio

L’AQUILA. Imprenditori «spregiudicati» che traggono dallo smaltimento macerie il massimo del guadagno grazie a politici «conniventi» pronti a firmare delibere di favore in cambio di voti, assunzioni e contributi per la squadra di calcio. Questo il quadro disegnato dalla procura che ha ottenuto dal gip quattro arresti. Ai domiciliari sindaco e assessore di Magliano dei Marsi e gli imprenditori Celi.
PENELOPE. Si chiama Penelope, «per l’attitudine degli indagati a fare e disfare corrispondenza ufficiale tra enti e impresa concordandone i contenuti tra mittente e destinatario» un’indagine dei carabinieri del Noe diretti dal capitano Fiorindo Basilico, di cui è titolare il pm Antonietta Picardi che ha portato alla contestazione di diversi reati, dalla corruzione alle violazioni ambientali, dal furto all’abuso d’ufficio, che vede coinvolte, a vario titolo, 11 persone tra pubblici amministratori, imprenditori e professionisti. È scattato il sequestro di beni per 10 milioni tra cui una cava nella Marsica, parte di un impianto di calcestruzzo all’Aquila e sei ville a schiera a Carsoli.
CHI SONO. Il gip Giuseppe Romano Gargarella ha disposto gli arresti domiciliari a carico di Gianfranco Iacoboni, 60 anni, sindaco di Magliano dei Marsi; Angelo Iacomini, 46 anni, assessore di Magliano dei Marsi; Franco Celi detto Gianfranco, 58 anni, imprenditore di Massa d’Albe e il fratello Sergio Celi, di 54 anni. Indagati nello stesso procedimento due noti personaggi aquilani, l’imprenditore di 65 anni Armido Frezza e l’ingegnere di 55 anni Volfango Millimaggi, oltre al geometra aquilano Marcello Accili, 60 anni e agli imprenditori marsicani Alessandro Arcangeli, di 40 anni, Armando Romanelli, di 59 anni e Marco Sanzi, di 52 anni. Coinvolto, infine, Luigi Antonio Morgante di 51 anni, cugino del sindaco, che per l’accusa ha ottenuto l’assunzione dalla ditta Celi in piena campagna elettorale.
LE ACCUSE. Al centro dell’indagine un episodio di corruzione aggravata «per atto contrario ai doveri d’ufficio» contestata in concorso agli imprenditori Celi, al sindaco Iacoboni, all’assessore Iacomini e al camionista Morgante. Per l’accusa gli amministratori hanno fatto emanare dalla giunta comunale di Magliano dei Marsi una delibera illegittima (mai ritirata) favorendo la ditta Celi calcestruzzi autorizzata indebitamente a prelevare quasi 15mila metri cubi di terreno. Il tutto, come si legge nell’articolato capo d’imputazione (in 15 punti) in cambio di una serie di favori, consistiti, per il sindaco «nella promessa da parte di Celi, durante la campagna elettorale 2010 dell’assunzione del cugino, avvenuta effettivamente il 14 marzo 2011» e per l’assessore «nella promessa di sostegno elettorale per la lista civica “Con il cuore per Magliano”, con partecipazione diretta di Sergio Celi a una cena di finanziamento» e anche per «la promessa di una somma di denaro da parte della Celi in favore della Polisportiva, verosimilmente l’Asd Montevelino».
GLI ALTRI REATI. I fratelli Celi dovranno rispondere anche di furto aggravato (per essersi impossessati di «almeno 130mila metri cubi di ghiaia per un valore che va da un minimo di 522mila euro a un massimo di 1,9 milioni su aree sottratte al Comune»); truffa in relazione al mancato pagamento di canoni di escavazione al Comune («causando un grave danno all’ente con mancati introiti per oltre 180mila euro») e violazioni delle leggi ambientali per aver estratto indebitamente su terreni gravati da uso civico e di notevole interesse pubblico in assenza di autorizzazione paesaggistica» oltre ad aver immesso nella cava rifiuti fuori legge e aver danneggiato gli argini del fiume Vera per far entrare più acqua nell’impianto di produzione del calcestruzzo. I Celi, col geometra Accili, sono accusati anche di falso per una serie di attestazioni diverse dalla realtà. L’aquilano Frezza, come presidente dell’albo gestori ambientali, è accusato di aver procurato ai due un vantaggio «adoperandosi per aumentare la categoria d’iscrizione dell’impresa senza la documentazione obbligatoria». Infine, il capitolo dedicato alla falsificazione delle prove di schiacciamento del cemento armato per le ville di Carsoli finite sotto sequestro.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it