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Pescara, 21/06/2026
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Data: 02/03/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Boom disoccupati, mai così male dal 2004

L’Istat: in un anno 286mila senza lavoro in più. E cresce l’emergenza giovani

ROMA. In Italia continua l’emergenza lavoro. Il tasso di disoccupazione a gennaio è al 9,2%, in rialzo di 0,2 punti percentuali rispetto a dicembre e di un punto su base annua. Lo rileva l’Istat. Si tratta del tasso più alto dal gennaio 2004 (dall’inizio delle serie storiche mensili). In termini assoluti, i senza lavoro sono 2 milioni 321 mila, il 2,8% in più sul dicembre 2011 (64 mila unità), mentre su base annua si registra una crescita del 14,1% (286 mila unità).
Preoccupa la situazione dei giovani. A gennaio il tasso di disoccupazione, ovvero l’incidenza dei 15-24enni disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, è al 31,1%, in rialzo di 0,1 punti percentuali su dicembre 2011 e di 2,6 punti su base annua. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuiscono dello 0,4% (63 mila) rispetto al mese precedente. La Cgia di Mestre (associazione di artigiani) ritiene però che nel dato debbano essere compresi anche gli studenti, così da far scendere il tasso di disoccupazione all’8,7%.
I nuovi dati sulla disoccupazione - all’indomani dell’annullamento del tavolo sulla riforma del mercato del lavoro perché il governo s’impegna a cercare le risorse - creano forte allarme. I numeri mostrano «con tutta evidenza che il problema dovrebbe essere fermare i licenziamenti e non facilitare la flessibilità in uscita», afferma Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil. Gli fa eco il segretario della Cisl Raffaele Bonanni che invita Monti «ad aprire una discussione che porti a un patto per la crescita in modo da portare investimenti stranieri in Italia». I numeri diffusi dall’Istat sono «molto preoccupanti» per Emma Marcegaglia (Confindustria). Certo, aggiunge, «dobbiamo fare equilibrio di bilancio ma se non ricominciamo a crescere i problemi saranno molto forti».
Disoccupazione mai così alta dal 2004 e il tentativo di aprire un negoziato vero sulla riforma del mercato del lavoro s’intrecciano. Il problema è che si dovrebbe parlare «non solo di regole - spiega il leader del Pd Bersani - serve qualcosa per rilanciare l’economia, gli investimenti, la crescita e creare lavoro». La Federazione della Sinistra con Ferrero e Diliberto si chiede perché in una situazione del genere il governo «si impegna a manomettere l’articolo 18». Concetto ripreso da Vendola (Sel) che chiede di «rimettere il lavoro al centro della scena sociale». Ma le premesse per l’avvio della trattativa restano ancora abbastanza indefinite. All’indomani dell’annuncio del governo di volersi presentare al tavolo con qualcosa di concreto, la Cgil commenta che «senza risorse non c’è riforma degli ammortizzatori sociali». Emma Marcegaglia ritiene «corretto» il rinvio del vertice «perché per fare una riforma occorre mettere sul tavolo delle risorse pubbliche».
«Togliamo di mezzo questa puttanata del dibattito sull’articolo 18. Io faccio l’imprenditore da 54 anni, non mi sono mai imbattuto nell’articolo 18». A dirlo è Carlo De Benedetti, presidente del gruppo L’Espresso. «E quando incontro un amico americano che mi dice che non investe in Italia per l’articolo 18 - osserva ancora - scopro che non l’ha mai letto». Secondo De Benedetti, va fatta una modifica normativa che renda la disciplina piu «efficiente ma non cancelli la ratio del divieto di licenziamenti individuali discriminatori».

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