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Pescara, 21/06/2026
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Data: 03/03/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Politica e giustizia - Studio Chiodi, tra i clienti i fornitori del G8. La ditta che vinse l’appalto dei mobili ha come sindaco-revisore il governatore. Rabbuffo: Gianni, devi rispondere

TERAMO. Il nuovo documento spuntato ieri è chiaro: dice che il governatore Gianni Chiodi, attraverso il suo studio da commercialista gestito a Teramo, in società con Carmine Tancredi, ha tra i clienti anche aziende fornitrici dell’appalto del G8 dell’Aquila.
Il nuovo documento è contenuto nella denuncia dei redditi del governatore datata 2009, confermata però in toto nella denuncia depositata in Regione nel 2011. Sotto la voce «Funzioni di amministratore o sindaco di società», riferite alle attività professionali, compaiono due elenchi, quello con sei società e l’altro di altrettanti ruoli ricoperti in queste società da Gianni Chiodi, sempre nella sua qualità di commercialista socio di studio di Tancredi.
Ai primi due posti dell’elenco leggiamo i nomi Pedicone spa e Las Mobili srl. Sono società collegate tra di loro e con sede a Tortoreto. Parliamo di una delle maggiori aziende abruzzesi di mobili; di una fabbrica storica della Val Vibrata che, dopo il terremoto dell’Aquila, si è aggiudicata una gara d’appalto di 300mila euro. Forniture di arredi per il G8 aquilano, di cui si occupò anche un’inchiesta giornalistica dell’Espresso, nell’ottobre del 2010. All’epoca Chiodi, in modo laconico, commentò così: «Si tratta del solito modo triviale di fare politica da parte della sinistra che strumentalizza le situazioni per gettare ombra sulla mia onestà che non è in discussione».
Le procedure di quegli appalti vennero seguite dalla Protezione Civile, quindi da Guido Bertolaso, al quale Chiodi è subentrato nel mese di gennaio del 2010 come commissario della ricostruzione.
Sul documento, inserito nella sua denuncia dei redditi, si legge che il governatore risulta essere presidente del collegio sindacale della Pedicone spa e sindaco effettivo della Las Mobili srl. Non c’è alcun risvolto penale per questi fatti. Ma siamo di fronte a un altro caso che tira in ballo lo studio commercialista Chiodi-Tancredi. Dalle consulenze affidate dalla Regione Abruzzo al commercialista Carmine Tancredi (come la relazione sulle sofferenze di Abruzzo Engineering), alle forniture per gli appalti aquilani fino ad arrivare a fatti recenti: il crac degli imprenditori teramani Di Pietro, i soldi distratti da quattro società fallite, passati di banca in banca, dalla Svizzera al Regno Unito, fino ad arrivare alla Dreamport Enterprises Limited di Cipro che infine si affida a Carmine Tancredi per aprire le società Kappa Immobiliare e De Immobiliare con sede legale nello studio del governatore. L’elenco delle vicende che, pur non avendo risvolti penali, hanno bisogno di chiarezza s’allunga. Ma per ora Chiodi resta in silenzio.

I dieci quesiti dell’Idv. Menna dell’Udc: va diradato ogni dubbio. Acerbo di Rifondazione: niente vittimismi

Rabbuffo: Gianni, devi rispondere
Il consigliere di Fli: chiarezza dovuta per chi impone sacrifici agli abruzzesi

TERAMO. «Sì, dovrebbe rispondere. E’ sempre buona norma di cortesia rispondere a una domanda. Diventa fondamentale per quesiti come quelli posti dal consigliere D’Alessandro».
Berardo Rabbuffo si appella al galateo nel consigliare al presidente della Regione, Gianni Chiodi, di rispondere alle dieci domande sui suoi rapporti con lo studio di Carmine Tancredi che, da giorni, gli ha posto il consigliere regionale dell’Italia dei valori, Cesare D’Alessandro.
Rabbuffo, anche lui un consigliere regionale di opposizione come esponente di Futuro e libertà, conosce bene Chiodi essendo stato il suo vice sindaco quando, a metà degli anni Duemila, il governatore era primo cittadino di Teramo.
«In un momento di difficoltà come questo», prosegue Rabbuffo, «in cui il legislatore impone scarifici ai cittadibni, adombrare il benché minimo dubbio allontana ancora di più le persone dalla politica. Sì, è necessario rispondere a quelle domande, perché nel caso di chi, come Chiodi, riveste incarichi istituzionali la richiesta di chiarimenti investe il suo ruolo. E’ necessario che il comportamento di impone sacrifici ai cittadini abruzzesi sia limpido e specchiato».
Chi come Rabbuffo conosce bene il governatore pensa che quelle risposte Chiodi le darà?
«Non lo so», replica il consigliere di Fli. «da tempo lo vedo incamminato su un percorso a senso unico. Anche di recente gli ho consigliato di recuperare l’umiltà che aveva un tempo e di usicre da questa sorta di delirio di autosufficienza. Deve confrontarsi con gli altri e con il consiglio regionale che è ormai esautorato dai suoi poteri. Inizio a dubitare che risponda. Ma fa ancora in tempo. E’ meglio rispondere, tanto più se non ha nulla da temere».
Sul fronte del «Chiodi deve rispondere» si schiera anche un altro esponene del terzo polo, Antonio Menna.
«E’ chiaro», dice il consigliere regionale dell’Udc, «che di fronte alle domande di un consigliere di opposizione Chiodi ha il dovere di rispondere. Deve diradare ogni dubbio. Le ipotesi che sono oggetto dei quesiti di D’Alessandro sarebbero gravissime se rispondessero a verità. E’ giusto che chi, come Chiodi, è governatore di una Regione e commissario alla ricostruzione e alla sanità dia delle risposte. Risposte non tanto a D’Alessandro quanto ai cittadini abruzzesi».
«L’Abruzzo ha già avuto tanti problemi con la giustizia», conclude Menna, «ci sono processi ancora aperti e inchieste quasi tutti i giorni. E’ comprensibile, quindi, che i cittadini abbiano il desiderio di capire tutto ciò che sta succedendo».
Per il sì - «Chiodi deve rispondere» - è anche chi come Maurizio Acerbo rappresenta in consiglio regionale la sinistra estrema. «E’ vero che Chiodi non è coinvolto in nessuna inchiesta giudiziaria ma il rivestire un così importante incarico pubblico impone un atteggiamento di trasparenza», spiega così la sua posizione il consigliere di Rifondazione comunista. «In Europa gli esponenti politici rispondono anche di vicende prive di rilievo penale ma che coinvolgono comunque la credibilità di chi gestisce la cosa pubblica. Capisco anche che Chiodi è abituato a frequentare le riunioni di un partito in cui condannati e indagati rivestono con assoluta disinvoltura cariche pubbliche».
«Chiodi», conclude Acerbo, «può nascondersi dietro queste cattive abitudini regionali e nazionali e anche provare a giocare la carta del vittimismo ma così alimenta dubbi e sospetti».

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