PESCARA. «Giù le mani dalla Val di Susa», «Siamo tutti No Tav», “No Tav, i treni per pendolari»: è con questi slogan che il movimento No Tav contagia anche l’Abruzzo, con una manifestazione nel centro di Pescara. Alcune centinaia di persone, infatti, ieri pomeriggio si sono riunite in presidio davanti alla stazione ferroviaria, per poi sfilare lungo corso Umberto, fino a piazza Salotto, in segno di solidarietà ai cittadini della Val di Susa, contrari alla realizzazione del treno ad alta velocità Torino-Lione.
Nel corso dell’iniziativa - promossa, tra gli altri, da Rifondazione Comunista, Sinistra Ecologia e Libertà, Wwf, Legambiente, Abruzzo Social Forum e Cobas - i manifestanti hanno fatto una sosta davanti all’antica locomotiva che si trova nel piazzale della stazione. Proprio sul vecchio convoglio è stato posizionato un cartellone con la scritta «Io sono un treno, No Tav», perché, dicono i presenti, «le ferrovie sono ancora le stesse su cui viaggiava questo treno».
Imponente il servizio di sicurezza delle forze dell’ordine, ma la manifestazione si è svolta pacificamente e senza creare problemi al traffico cittadino. Tanti i politici, i sindacalisti e i rappresentanti di associazioni di vario genere presenti.
«Siamo qui per un motivo simbolico, ma neanche troppo simbolico», afferma il capogruppo del Prc in consiglio regionale Maurizio Acerbo, aprendo la manifestazione, «deve essere chiaro che i No Tav stanno combattendo questa lotta anche per noi».
Augusto De Sanctis, del Wwf Abruzzo, si sofferma invece sull’aumento delle tariffe ferroviarie e sul taglio delle corse: «Stanno escludendo tante persone che vorrebbero andare a lavorare senza inquinare», dice, «per privilegiare i treni delle elite e i grandi affari».
«Il termine progresso si usa molto in questi giorni», osserva il segretario provinciale della Cgil, Paolo Castellucci, «ma il progresso non ha una valenza legata alle opere faraoniche. Modernizzazione vuol dire migliorare la vita dei cittadini, anche se sui trasporti, purtroppo, non si investe da anni».