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Pescara, 21/06/2026
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Data: 03/03/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Il leader No Tav: evitate prove di forza. Oggi la manifestazione a Roma. Don Ciotti firma l’appello al governo: «Riaprire il dialogo»

Per tutto il giorno la polizia ha perlustrato l’autostrada del Frejus

ROMA. «Monti ha detto un sacco di cose roboanti e ha mostrato i muscoli. Gli vogliamo bene, ma eviti le prove di forza contro di noi. Non servono e si sprecano soldi». Così Alberto Perino, leader storico del movimento No Tav, ha spiegato al popolo della Val di Susa riunito in assemblea a Bussoleno qual’è la risposta del movimento alle decisioni prese dal premier sulla questione Alta Velocità Torino-Lione.
Nel quinto giorno di «mobilitazione permanente» dopo quasi una settimana di blocchi stradali, cariche della polizia, lacrimogeni, denunciati e feriti, ieri la Val di Susa dove continuano a sventolare decine di bandiere bianche con il treno crociato, in realtà era rimasta silenziosa, proprio aspettando la fine del tavolo straordinario convocato dal governo sulla Tav. Una tregua durata solo un giorno, perché oggi la protesta ricomincia e si sposta a Roma dove è stata convocata una mobilitazione nazionale mentre altre iniziative in sostegno del movimento sono state annunciate in tutta Italia. E nella capitale è già scattato l’allarme per l’ordine pubblico.
Al corteo che partirà alle 15 da piazzale Tiburtino, è previsto che parteciperanno anche gli studenti di diversi collettivi dell’Università La Sapienza, i «Blocchi precari metropolitani», i ragazzi dei centri sociali e tutta la galassia che si riconosce in quello che ormai è diventato lo slogan «No Tav». E in vista della manifestazione, ieri sera in Valle a Bussoleno si è tenuta una lunga assemblea popolare alla quale ha partecipato anche Perino in un clima di tensione. Per tutto il giorno la polizia ha perlustrato l’autostrada del Frejus per scongiurare nuovi blocchi e nuove guerriglie soprattutto al cantiere dello svincolo di Chiomonte teatro della guerriglia di questi giorni.
Ma ieri in Valle tutti aspettavano le notizie dal tavolo straordinario convocato a Roma, dai ministri e dal presidente del Consiglio che insistono sulla necessità di «andare avanti con il progetto». E proprio a loro ieri è stato rivolto un appello da esponenti della società civile affinchè si riapra il dialogo con gli amministratori locali. Tra i primi firmatari figure di spicco come don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e di Libera; il giurista Livio Pepino; i docenti universitari Marco Revelli e Ugo Mattei; il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e quello di Bari Michele Emiliano; il governatore della Puglia, Niki Vendola e il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.
«E’ necessario riaprire quel dialogo, che gli amministratori locali della Val di Susa continuano vanamente a chiedere. Per questo motivo rivolgiamo un invito pressante alla politica e al governo di avere responsabilità e coraggio. Non è vero che a livello sovrannazionale é già tutto deciso e che l’opera è ormai inevitabile». E ancora più chiaramente. «Non basta deprecare la violenza - spiegano nell’appello - oppure riducendo la protesta della valle, di tante uomini e donne che nulla hanno a che vedere con la violenza, ad una questione di ordine pubblico». Per questo «si cominci col ricevere gli amministratori locali e con l’ascoltare le loro ragioni senza riserve mentali. Aprire entro un mese, un tavolo di confronto su opportunità, praticabilità, costi ed eventuali alternative non provocherebbe alcun ritardo nè alcuna marcia indietro. Sarebbe al contrario un atto di responsabilità politica». Ricordano poi che «L’Unione Europea ha riaperto la questione dei fondi, dei progetti e delle priorità rispetto alle Reti transeuropee e che lo stesso accordo tra Francia e Italia sarà ratificato quando sarà conosciuto l’intervento finanziario della Ue, quindi tra parecchi mesi».

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