Il segretario regionale del Pd: «Corto circuito di poteri sulla ricostruzione il governatore non può più nascondersi»
MAGLIANO. È il 24 febbraio 2010 quando Antonio Morgante, vicesindaco di Magliano dei Marsi, delegato alla ricostruzione post terremoto su incarico del presidente Chiodi, fa entrare l’imprenditore Sergio Celi a Palazzo Silone, negli uffici della Regione Abruzzo.
INCONTRO RISERVATO. È tutto documentato a pagina 22 dell’ordinanza del gip Giuseppe Romano Gargarella. Rispunta anche qui il nome di Morgante, piuttosto ricorrente nelle carte della Procura anche se non è indagato: «Il 24 febbraio Sergio Celi chiede un incontro riservato ad Antonio Morgante. I due si incontrano all’Aquila in via Leonardo Da Vinci, presso Palazzo Silone sede della Regione Abruzzo: tramite precedenti contatti telefonici è possibile collocare l’incontro alle ore 14.13 quando Sergio Celi avvisa Morgante di trovarsi davanti l’ingresso della Regione. La cella d’aggancio del telefono di Sergio Celi nella circostanza è via Leonardo Da Vinci c/o Multisala - L’Aquila situata a pochi metri dall’ingresso di Palazzo Silone».
LA DELIBERA. E il gip prosegue: «Mercoledì 3 marzo 2010 la giunta del Comune di Magliano accoglie formalmente e definitivamente le richieste della Celi Calcestruzzi e, con delibera 33, all’unanimità dei presenti, il sindaco propone di concedere alla Celi Calcestruzzi il diritto di escavazione di quota parte della particella 124 pari a metri cubi 14.800 di titolarità dell’amministrazione pubblica. Alla seduta di giunta risulta assente l’assessore Antonio Morgante. La delibera risulta essere illegittima in quanto configura ampliamento della superficie di cava già autorizzata, procedura che la normativa di settore attribuisce a competenza esclusiva regionale».
L’SMS. Sempre il gip, per evidenziare i rapporti tra Morgante e Celi, riporta il testo di un sms: «Domani, giovedì 18 marzo dalle 19, presso Piazza Grande, verranno presentati o candidati nella lista sindaco Iacoboni. Sarà presente anche il Presidente Chiodi. Mi farebbe piacere che ci fossi e che portassi la tua famiglia e/o i tuoi amici. Buonanotte. Antonio». Sergio Celi pensa al sindaco, all’assessore Iacomini e a Morgante come a una triade.
«CONDOTTE DIFFERENTI». Secondo il gip le condotte dei tre restano differenti: «Morgante non ha mai richiesto nulla al Celi per il sostegno elettorale e l’opinione del Celi di poter avere un sostegno del Morgante appare del tutto personale non avendo l’amministratore mai messo in atto condotte illecite o presunte tali. Invero, la sua posizione appare completamente differente da quella degli altri ed il chiedere un sostegno elettorale non appare assolutamente illegittimo».
IL PD ATTACCA. Il nome del fidato dirigente di Chiodi nelle carte della Procura è bastato però a scatenare polemiche. «Lascia senza parole apprendere che una parte dello smaltimento delle macerie del terremoto sia passata per il Comune di cui il capo della segreteria del commissario Gianni Chiodi, Antonio Morgante, è vicesindaco». È quanto afferma il segretario regionale del Pd, Silvio Paolucci. «Non entriamo nel merito dell’indagine che la magistratura ha il diritto di condurre in piena serenità» sottolinea Paolucci «ma c’è evidentemente un corto circuito di poteri attorno alla ricostruzione. Chiodi continua a respingere ogni regola di trasparenza e sono i cittadini abruzzesi a pagare caro il prezzo questa diffidenza del presidente-commissario verso le regole democratiche. Dopo il caso Tancredi, dopo le promozioni politiche nelle Asl, dopo le superconsulenze negli enti locali targati Pdl, dopo le indagini che coinvolgono stretti collaboratori e uomini fidati della presidenza della giunta, Chiodi ora non può più permettersi di nascondersi» conclude il segretario regionale del Partito democratico «prenda atto che si è aperta una voragine nella credibilità del massimo rappresentante istituzionale d’Abruzzo, e senza una spiegazione e un radicale cambio di rotta è l’intera Regione che rischia di sprofondare sul piano etico e morale».