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Data: 03/03/2012
Testata giornalistica: Il Piccolo
«Con Moretti persi 4 anni Sempre le stesse promesse»

Operatori portuali ed economici salutano positivamente le novità per lo scalo in fatto di servizi ferroviari: «Adesso dobbiamo correre per recuperare» - Poropat: strano se il capoluogo del Fvg non fosse snodo ferroviario - INFRASTRUTTURE»

Trieste capoluogo e porta strategica verso Est? O Udine comodo baricentro? Moretti, a differenza di quanto ha fatto per quello portuale, non ha portato risposte per il sistema ferroviario civile. Ha, anzi, messo sul tavolo una domanda, che rialimenta echi tra campanili: si migliorano i servizi solo scegliendo, come già fatto da molte altre regioni, una «unica città-destinazione». Uno snodo su cui investire. E se lo scelga il Friuli Venezia Giulia. «Beh, lo snodo è Trieste, sarebbe strano che un capoluogo regionale non fosse dotato di questo rango», risponde esplicita, all'esplicita domanda di Moretti, la numero uno della Provincia, Maria Teresa Bassa Poropat. «Va definito - predica però pazienza l'assessore regionale Riccardo Riccardi - il nodo al quale garantire la più efficace connessione per lunga percorrenza, ma avviare la solita contrapposizione Trieste- Udine sarebbe l'assist più utile per non risolvere i problemi». (pi.ra.) di Piero Rauber «Pagare moneta, vedere cammello». Ampelio Zanzottera, storico segretario degli spedizionieri, ha la memoria di quelle giuste per ricordare certi accadimenti e vivere con distacco le notizie-bomba. E l'ultima è quella del patto per il Porto, stretto mercoledì fra le istituzioni locali e l'amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti. Non solo a Zanzottera ma a parecchi altri interpreti della Trieste portuale ed economica - che pur salutano positivamente il fatto che le Fs siano pronte a investire sulle infrastrutture retroportuali giuliane - non sfugge in effetti che l'impegno preso 48 ore fa da Moretti, davanti a Roberto Cosolini, alla presidente dell'Authority Marina Monassi e agli altri rappresentanti territoriali, ricalca quello che lo stesso Moretti si era accollato a fine 2007 quando gli interlocutori si chiamavano Riccardo Illy e Lodovico Sonego, governatore e assessore del Friuli Venezia Giulia, più Claudio Boniciolli, capo alla Torre del Lloyd. La storia dice che non se ne fece nulla. E che il massimo dirigente delle Fs è tornato a promettere quasi le stesse cose. «Era preparato, pareva fosse venuto con un compito scritto», osserva il presidente della Camera di Commercio Antonio Paoletti. Ma è stato Moretti a prendere in giro i triestini, o sono stati i triestini incapaci di cogliere al volo quell'occasione? Fiftyfifty, fanno capire un po' tutti. «Quella del 2007 fu una presa in giro delle Ferrovie. Poi, come in tutte le cose, il territorio ha avuto i suoi problemi a presentarsi in maniera unitaria. Sembra che Cosolini ci stia riuscendo», si sbilancia Zanzottera, che va coi piedi di piombo: «Vorremmo capire di più sull'operatività 24 su 24 in area portuale, sull'unificazione della manovra tra binari interni ed esterni. Chi se ne occuperà? Rfi o Adriafer? Intanto è già qualcosa. Meglio che un dito in un occhio...». Anche per Paoletti la riproposizione di impegni datati «è un problema riconducibile a entrambe le parti. Mi pare di ricordare che le Fs non avessero un buon feeling con Boniciolli. Oggi la città è coesa, le istituzioni dialogano tantissimo». Quindi, per il leader camerale, «l'impegno di Moretti è da accogliere positivamente. Ha fatto aperture importanti. Meglio tardi che mai. Ora non possiamo più attendere, sta a noi». Già perché - incalza Stefano Zerbini, presidente di Tmt, il terminalista del Molo VII - «gli altri non stanno fermi. C'è una sottile linea di demarcazione, fra le responsabilità di quel tempo. Deve esserci una forte spinta del territorio e delle sue autorità. E per autorità non intendo solo quella portuale». Quanto al pre-accordo di mercoledì, pur essendo «generalizzato», Zerbini scorge un paio di elementi positivi: «il 24 su 24 e l'unificazione delle due attuali manovre, mentre purtroppo non ho sentito accenni alla possibilità che altri operatori ferroviari, oltre a Trenitalia, possano lavorare...». «Non ho la sfera di cristallo, non ho idea se Moretti nel 2007 raccontò bugie, però oggi vedo il bicchiere mezzo pieno», interviene il presidente degli industriali Sergio Razeto, al quale, come a Zerbini, non è piaciuto che «la questione della concorrenza, con quella del servizio passeggeri, sia stata appena sfiorata». Però «se non si parte non si arriva, per cui registro interessanti aperture su problemi prioritari e di facile soluzione, come l'unificazione delle manovre. La ferrovia verso Capodistria, invece, beh... sono 15, 20 anni che ne sento parlare». «Non mi interessa - la chiosa tombale di Cosolini - di chi sia stata la colpa del lungo stallo, non ho da farci una tesi di laurea. Devo far lavorare meglio il Porto da adesso, nell'interesse della città».

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