Rivoluzione. La legge regionale in aula dal 20 marzo metterà ordine nel settore più penalizzato dai tagli
MILANO - Se ne parla almeno dal 2008, quando a novembre fu firmato il primo patto del Trasporto Pubblico. Ed ora la legge che delinea nuovi ambiti e competenze si avvia verso l'aula del consiglio regionale - dovrebbe arrivarci il 20 marzo - con un quadro abbastanza definito e un dibattito acceso. Si parla essenzialmente di bus cittadini e pullman extraurbani: un settore da sempre in sofferenza (con mezzi spesso vecchi e tariffe più care di quelle dei treni) e che, in aggiunta, ha subito più duramente di quello ferroviario i tagli imposti già nel 2010. Eppure, se sono in costante aumento i passeggeri di Trenord, ormai a quota 650 mila, anche il «popolo» dei torpedoni sfiora le 400 mila unità (limitandosi ai percorsi extraurbani). La nuova legge si propone soprattutto di portare economie ed organizzazione in un settore ora spezzettato tra le competenze di comuni (bus urbani) e province (extraurbani). La proposta della giunta («maturata dopo un lungo lavoro di confronto con il territorio» specifica l'assessore Raffaele Cattaneo) è di suddividere la regione in sette bacini (Milano-Monza; Brescia; Bergamo; Como-Varese; Pavia-Lodi; Mantova-Cremona; Sondrio-Lecco) affidati ad altrettante agenzie formate dagli enti locali. A queste sette agenzie saranno affidate le gare per l'assegnazione dei servizi sulle varie linee con un risparmio stimato in 30 milioni rispetto ad oggi, quando sono 22 i soggetti chiamati ad indire quelle stesse gare. Ieri la Commissione V, presieduta dell'ex assessore ai Trasporti Giorgio Pozzi, è tornata a discutere i due nodi della nuova norma, senza però riuscire ad arrivare al voto: il numero dei bacini - il Pd propone un a geografia con «solo» 3 zone - e il «peso» di Milano all'interno del suo. «Non può essere alla pari con Monza» hanno ripetuto le opposizioni, confermando le perplessità già espresse martedì, nella stessa sede, dall'assessore comunale Pierfrancesco Maran. «Più che assegnare quote diverse - è la tesi di Cattaneo - penso a prevedere maggioranze qualificate per determinati impegni, in modo da assicurare a Milano una sorta di diritto di veto». Una soluzione non sufficiente secondo il Pd che sollecita piuttosto, anche per la questione trasporti, l'istituzione dell'area metropolitana. Tre anziché sette, sempre secondo il Pd, dovrebbero essere i bacini: «Si risparmierebbero altri 15 milioni - sottolinea il consigliere Agostino Alloni - ma anche perché ingrandire i bacini significa pensare al biglietto unico su un'area più vasta, includendo anche le ferrovie. Un servizio che a sua volta potrebbe andare a gara». Il provvedimento proposto dalla giunta prevede del resto la possibilità di accorpare i sette bacini ora previsti. «Il problema - avverte il relatore della legge Ugo Parolo, Lega - c'è al momento di trovare il consenso fra gli interessati: Sondrio, per esempio, vorrebbe restare sola. Brescia ha detto a no a Mantova e Lodi. Lecco e Como separate? Significa due agenzie sullo stesso lago». Se ne riparlerà giovedì prossimo.