Grande coalizione, Casini insiste: ma Silvio non può puntare al Colle
ROMA - «Sono molto dispiaciuto perché le mie presunte dichiarazioni su Angelino Alfano non rispondono assolutamente al mio sentire». Infatti, lo «sosterrà» senza alcun dubbio, alle primarie. Sembrano lacrime di coccodrillo quelle di Silvio Berlusconi, le cui parole sul segretario (gli «manca un quid» per fare il capo) hanno provocato uno scossone mai visto nel Pdl. Parole, tra l’altro, già pronunciate, una settimana fa, a un gruppo di imprenditori milanesi. Una telefonata con il segretario maltrattato è stata la prima cosa fatta dal Cavaliere nella mattinata di ieri. Un equivoco, ha giustificato. D’altronde, la tecnica di «sparigliare» i giochi è ben conosciuta dai vertici Pdl. Ma nella nota diffusa ieri, Berlusconi non fa menzione di questo, né se intende rinviare la partita a dopo le amministrative di primavera. Certo è che oggi l’ex premier parteciperà al primo congresso milanese Pdl e Alfano non ci sarà. Nessun colpo di scena, era tutto previsto, ma la questione è di forma e sostanza. In ogni caso, bisogna sottolineare che l’assemblea milanese ha una valenza particolare: oggi esordirà il nuovo inno, «Gente della libertà».
Nella nota con cui rinnova solidarietà, l’ex premier tributa tutti gli onori al delfino, «il più giovane leader tra quanti oggi esistono in Italia ed è stato eletto per un grande progetto di cambiamento, in un momento difficile che sta gestendo con indiscussa capacità». Conferma che sarà lui il candidato Pdl alle primarie. «Gliel’ho già detto e ripetuto che sosterrò lui». Quanto agli scenari futuri, ovvero di una grossa coalizione per continuare a sostenere Monti anche dopo il 2013 e alla fondazione di un nuovo partito, il Cavaliere precisa di essere stato frainteso dai cronisti. «Hanno cercato di forzare una mia cautissima risposta ad una domanda sulla possibilità di una eventuale grande coalizione, altri mi hanno attribuito addirittura la fondazione di nuovi partiti. La realtà è ben diversa da quella inventata dai giornali». Ai piani alti di via dell’Umiltà, invece, si aspettano una svolta in breve tempo: c’è chi prevede un vertice di soli azzurri e l’allontanamento degli ex-An. Non si esclude neppure che Berlusconi possa tornare in campo nel 2013. Intanto, Pier Ferdinando Casini, leader Udc, insiste sulla grande coalizione per il futuro e dichiara di non voler «mettere una mano sul fuoco» sulle intenzioni di Berlusconi, «un giorno dice una cosa, un giorno un’altra». Ma dice pure che il Cavaliere «non ha l’identikit» per puntare al Quirinale, «ci vuole una persona di garanzia» e non è lui.
La prima mossa di reazione è toccata a Fabrizio Cicchitto per il quale Alfano è un «investimento». E così, a cascata, tutto il partito si è mobilitato, facendo scudo ad Alfano contro il quale ci sono poche dichiarazioni, come quella di Gaetano Pecorella o di Giorgio Stracquadanio. Ma le manifestazioni pro-Alfano vedono schierati Scajola, Maurizio Lupi («Sosterremo tutti Alfano»), Maurizio Gasparri, Raffaele Fitto, Gianni Alemanno, Ignazio La Russa, Altero Matteoli, Mara Carfagna, Maria Stella Gelmini, Giorgia Meloni, Stefania Prestigiacomo, Renata Polverini.