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Data: 04/03/2012
Testata giornalistica: La Stampa
Lavoro: Bonanni: fase di blackout Camusso: "Soldi per il welfare dai patrimoni"

Il tavolo sulla riforma del mercato del lavoro è in una fase di «blackout», in attesa che il governo trovi le risorse da destinare al sostegno degli ammortizzatori sociali e che presenti una proposta chiara, dice il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. Risorse che potrebbero essere trovate «dai patrimoni», sostiene il numero uno della Cgil, Susanna Camusso. Senza le quali, comunque, ripete il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, non si può neanche parlare di riforma: sarebbe solo «in termini propagandistici».

I tre leader confederali partecipano, insieme, alla manifestazione nazionale organizzata dalle rispettive sigle di categoria delle costruzioni - Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil - per denunciare la situazione di crisi del settore. E dal corteo e dal palco parlano anche di mercato del lavoro. La convocazione per il nuovo incontro con il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ancora non è arrivata, dopo il rinvio del tavolo previsto per giovedì scorso e fatto slittare dal governo stesso proprio con l’obiettivo di avere qualche giorno in più per individuare risorse da mettere sul capitolo ammortizzatori sociali, con l’estensione universale a tutti i lavoratori. Si è parlato di 1-2 miliardi di euro da reperire nelle pieghe del bilancio pubblico e su cui il governo continua ad essere impegnato; oltre al surplus che potrebbe arrivare dall’aumento delle aliquote contributive alle piccole e medie imprese che oggi non versano.

«Aspettiamo» il governo, ora «siamo in blackout», afferma Bonanni: «A Fornero chiediamo una proposta trasparente, esattamente come è stata trasparente la proposta del sindacato», aggiunge, e avverte: «Ho l’impressione che con lo slogan ’dobbiamo dare a tuttì, si voglia togliere un pò a tutti. Noi non siamo disposti» ad una soluzione del genere. Il segretario generale della Cisl chiede di prendere le risorse dalle «tante sottratte alle pensioni». Mentre la Uil suggerisce di attingere ai risparmi derivanti dallo spending rewiew, razionalizzando, in particolare, l’attuale sistema degli incentivi ’a pioggià alle imprese. Il leader della Cgil ribadisce la volontà di «fare un accordo», ma che punti sull’allargamento delle tutele e la riduzione della precarietà. Senza toccare l’articolo 18: parlare di «libertà di licenziamento è un insulto ai milioni di disoccupati nel Paese», dice Camusso. Che rilancia, invece, sulla crescita: «Questa volta chiediamo noi coerenza al governo: abbiamo visto il rigore, manca l’equità e soprattutto la crescita, che non si fa con le liberalizzazioni e le semplificazioni, ma creando posti di lavoro».

In Italia, «negli ultimi 10 anni, ci sono due santuari che non hanno mai subito neppure una scalfittura: i costi della politica e la montagna scandalosa di evasione fiscale», sottolinea Angeletti, chiedendo al governo finalmente di scalfirli senza più «scaricare» tutto sui lavoratori. I sindacati reclamano la riforma del fisco in tempi stretti per abbassare le tasse. «Le formiche-lavoratori dicono alle cicale-istituzioni che è venuto il momento di svegliarsi e di fare, invece di parlare, prendendo il cammino dello sviluppo e della crescita», sollecita Bonanni.

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