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Pescara, 21/06/2026
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Data: 04/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Lavoro, trattativa in stallo sul tavolo il nodo-risorse. Camusso: tassare i patrimoni. Galli: no a nuovi oneri

I leader di Cgil, Cisl e Uil alla manifestazione degli operai edili

ROMA Venti giorni o giù di lì per chiudere la partita. Il governo non vuole andare oltre la fine di marzo, ma tra palazzo Chigi e il ministero del Welfare a via Veneto qualcuno comincia a guardare un po’ più lontano. Articolo 18 a parte che, evidentemente, rappresenterà l’ultima spina della riforma del lavoro, oggi sono gli ammortizzatori sociali a bloccare la strada del negoziato. Più precisamente, le risorse da reperire per allargare all’intera platea dei lavoratori gli strumenti di tutela sociale. Ecco perché il confronto si è arenato, è stato spostato in periferia, sui cosiddetti tavoli tecnici, che servono molto spesso come aree di parcheggio. Ed ecco perché non sono previsti incontri decisivi per la prossima settimana. Magari e ancora qualche riunione utile a non far saltare la trattativa più che ad arricchirla.
Lo stop ha un solo titolo: risorse per finanziare gli ammortizzatori sociali. L’esecutivo vorrebbe rinnovarli o correggerli a costo zero o spendendo due o tre miliardi. Sindacati e Confindustria da sempre sostengono come l’operazione sia impossibile a meno che non vengano ridotte nel tempo e nelle indennità le prestazioni per una copertura sociale universale. O a meno che, è l’alternativa, non vengano innalzati i contributi per imprese e dipendenti con il risultato di alleggerire ulteriormente le buste paga e rendere più caro il costo del lavoro. I sindacati sono convinti che una riforma senza soldi sia una riforma truccata o, quanto meno, non utile. I leader confederali di Cgil, Cisl, Uil hanno ribadito la loro posizione nel corso di una manifestazione degli edili che si è svolta ieri mattina nella Capitale dinanzi al Colosseo.
Il numero uno della Cgil, Susanna Camusso, indica allora una strada ben precisa: «I soldi si potrebbero trovare dai patrimoni. La riforma deve allargare le protezioni e non può essere che, invece, toglie a chi ha e a chi verrà. Il rinvio del tavolo? Una buona notizia, però se si cercano risorse bisogna anche dare l’idea di quale sistema si vuole avere». «Una riforma del mercato del lavoro senza mettere denari è solo propaganda», sottolinea il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. Secondo il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli «è opportuna la pausa di riflessione decisa dal ministro Fornero per verificare la disponibilità delle risorse. Piuttosto c’è la comune consapevolezza a non aumentare il costo del lavoro, ma a ridurlo, per far crescere le retribuzioni e la competitività delle imprese italiane». Secondo i sindacati, oggi assicurare la copertura sociale a 12 milioni di lavoratori costerebbe 5 miliardi all’anno. Impossibile di questi tempi. Risultato finale: trattativa in standby.
Non sarà facile superare questo primo vero ostacolo. Sicuramente più difficile sarà quello costituito dall’articolo 18, l’autentico scoglio sul quale si sono schiantati tutti i tentativi di riforma. Ancora ieri Camusso ha ribadito il suo no tondo e categorico: «Parlare di libertà di licenziamento è un insulto nei confronti di milioni di disoccupati. Non ci convinceranno mai». Ed è assai probabile che finisca così. Disponibile al dialogo invece Cisl, Uil e Ugl. Bonanni, Angeletti e Centrella sono disposti a cedere sulla modifica all’articolo 18, cioè al licenziamento, purché maturato nell’ambito di oggettive difficoltà economiche dell’azienda; nei casi di assenteismo dovrebbero essere, invece, immaginate situazioni più circostanziate; un no netto sull’abolizione della norma nei casi evidenti di discriminazione.
Su un punto però tutte e quattro le confederazioni sono d’accordo, l’accorciamento de tempi dell’iter giudiziario. Ma questa sarà l’ultima partita che si giocherà sul tavolo della riforma de lavoro.

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