ROMA «Siamo al black out», dice Raffaele Bonanni parlando alla manifestazione degli edili, dinanzi al Colosseo. Ma, conversando in privato, va oltre: teme che il malcontento possa imboccare strade pericolose. «Sicuramente - dice il leader della Cisl - la scarsa considerazione per i problemi delle persone più deboli e la prospettiva di scelte difficili può far degenerare la situazione. Faccio un esempio per tutti, sulla vicenda delle pensioni si è tirata una riga senza fare distinzioni tra le persone e senza considerare che c’era il problema degli esodi per decine di migliaia di lavoratori che sarebbero rimasti senza impiego e senza pensione. Non c’è stata attenzione e verifica politica, be’ se sarà applicato lo stesso metro anche alle questioni in discussione, il rischio per la tenuta sociale del Paese c’è».
Intanto il confronto sul mercato del lavoro si è oggettivamente arenato. Perché?
«Il riformismo non è stato mai velleitarismo. Chi fa una riforma deve sapere dove mettere i piedi e quanto spendere. Mi sembra che lo Stato non ci voglia mettere un soldo puntando tutto sull’assicurativo. E non si può accettare che tutti paghino il sistema assicurativo e poi alla fine ne usufruisca anche chi non ha pagato. Oltre tutto a noi non va bene la cancellazione della cassa integrazione e comunque la soppressione di alcuni ammortizzatori sociali per costruire una non meglio precisata indennità di disoccupazione».
Se non ci sono i soldi...
«Noi della Cisl abbiamo presentato proposte in cui i soldi ci sono. Le tasse le pagano solo lavoratori e pensionati, non abbiamo servizi dignitosi, ci tolgono i soldi della previdenza. Non va bene».
Siete ancora disposti a discutere anche se il governo non vuole mettere un euro sugli ammortizzatori?
«Noi negoziamo per migliorarli, non per rimuoverli. Quello che non permetterò al governo è di fare come si è fatto sulle pensioni, cioè andare avanti senza discutere».
Inevitabile domanda sull’articolo 18. Come finirà?
«Passati due o tre mesi, la gente si è resa conto che è uno straccio da far volare in aria. Non ha nessuna attinenza con i problemi economici e occupazionali che abbiamo».
Il 5, 6 e 7 marzo si vota per le Rsu nel pubblico impiego. C’è un blocco dei contratti che dura dal 2007-2008 e durerà fino al 2014, nella migliore delle ipotesi poi saranno necessari altri tre anni per rinnovarli. Risultato finale, per dieci anni statali con contratti vecchi e stipendi bloccati.
«Il problema vero è riassestare il settore per pagare i dipendenti, ridare loro la dignità ed efficienza alla pubblica amministrazione. La politica e i rappresentanti delle istituzioni hanno scatenato una controffensiva denigratoria per nascondere le loro malefatte. Hanno gonfiato le amministrazioni solo per impossessarsene. Usare la contrattazione di secondo livello, lavorare per progetti, diventa quindi l’unico modo per verificare la buona fede della politica che più che gestire, deve indirizzare e controllare. Voglio ricordare che l’azione della Cisl ha impedito tagli ai posti di lavoro».
Anche qui una riforma, ma anche qui dove si trovano i soldi?
«Dalle vaste aree di sprechi, inefficienze, ruberie. Dal blocco delle esternalizzazioni, dalla revisione delle spese, dallo stop alle consulenze. Cioè tutti quegli strumenti che la politica ha usato per costruire e rafforzare il proprio consenso, emarginando di conseguenza le attività degli impiegati per accusarli poi di essere dei fannulloni».
Quale messaggio manderebbe a Monti?
«Serve un nuovo Patto Sociale e più egli lo rifiuta e più sarà in mano alle lobby».