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Pescara, 21/06/2026
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Data: 05/03/2012
Testata giornalistica: Il Centro
«Ferrovie dimenticate» a San Vito. Tappa abruzzese della manifestazione nazionale

SAN VITO. C’è un posto, ai margini di un paese di mare della costa dei trabocchi, che è una terrazza sull’acqua, con spazi verdi, caseggiati, una lunga passeggiata di ciottoli bianchi e oltre mille metri quadri di cose da inventare. Quel posto di chiama Area 22. Era l’ex sottostazione di San Vito che serviva il casello della linea ferroviaria che ha accompagnato la costa adriatica per 150 anni.
Dal 2005, da quando le Ferrovie dello Stato hanno abbandonato la costa, quel posto è rimasto immerso nel degrado. Fino al 14 dicembre del 2011, quando un gruppo di ragazzi ha deciso che quegli spazi dovevano essere restituiti alla collettività.
Si è celebrata nell’area 22 l’unica tappa abruzzese della Giornata nazionale delle ferrovie dimenticate. Tra un ex casello, e quello che resta di un refettorio, spogliatoi, una centrale elettrica abbandonata e diverse costruzioni lasciate vuote a riempirsi di topi, di vandali e di immondizia. Dal dicembre scorso quei locali hanno ricominciato ad essere utili. Piano piano i ragazzi delle associazione “Area 22”, “Locomotiva” ed “Ecosistema” ci hanno organizzato concerti, creato un orto biologico, ricavato spazi per assemblee improvvisate e cineforum, spazi d’arte, aree ricreative.
Nessuno sa a chi appartega quell’area abbandonata, visto che non è nemmeno registrata nel catasto, ma tutti, dai volontari ai residenti del quartiere Cintioni, hanno contribuito a disincrostarla dai rifiuti, dai topi, dalla vegetazione e dai vandali.
Insieme, adulti e ragazzi, pensionati e professionisti, studenti e volontari. Valentina ed Elisa, studentesse di tecniche del costruire ed economia, hanno perfino pensato un progetto architettonico per sfruttare quei casotti abbandonati come eventuali cinema, teatro, palestra, campetti da calcio, di bocce, di pallavolo.
Si tratta di più di mille quadri di niente che si affacciano sul mare e sulla ipotetica Via Verde della cui realizzazione si occupa, dal 2005, la Provincia.
«Da residenti siamo felicissimi che quest’area torni in vita» spiega Enzo Altobelli, che vive solo a un isolato dall’Area 22. «Per anni siamo stati penalizzati dalla ferrovia, ma adesso è arrivato il momento del risarcimento. L’alternativa per tutto questo spazio è il degrado, perchè non riconsegnarlo alla collettività?».
Mario Trave, fotoreporter che racconta attraverso le immagini i 200 chilometri abruzzesi di stazioni, gallerie, ponti e caselli lasciati a marcire senza più un perchè, lancia una domanda: «Che fine farà tutto questo?». Per 150 anni la ferrovia ha protetto questo tratto di costa dall’erosione e dalla speculazione edilizia, perfino i trabocchi, fatti della robinia e del ferro delle traversine, devono la loro origine ai binari. Forse il ruolo di quel corridoio sul mare non è ancora del tutto esaurito.

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