Il senatore è stato espulso dal Pd nessuna copertura da Roma o dall’Abruzzo La sua vicenda non riguarda il partito
PESCARA. Il segretario dei democratici abruzzesi Silvio Paolucci non ha lasciato trascorrere che poche ore prima di rispondere alle domande dell’assessore regionale del Pdl Gianfranco Giuliante sullo scottante caso Lusi, l’ex tesoriere della Margherita, oggi senatore del gruppo misto, accusato di appropriazione indebita per aver sottratto 13 milioni al partito che fu di Rutelli. Le domande di Giuliante partono dal deferimento davanti alla Commissione di garanzia del Pd di due esponenti democratici aquilani, Michele Fina e Loreto Ruscio, che avevano criticato in tempi non sospetti il metodo Lusi.
«Probabilmente», dice Paolucci, «a Giuliante è sfuggito che il senatore Luigi Lusi è stato espulso dal Pd. Se quindi Giuliante e il Pdl applicassero le nostre regole, resterebbe ben poco di questo governo regionale».
«Lusi è stato espulso per una vicenda che riguarda un partito che non c’è più», aggiun ge Paolucci, «la cui gestione è stata ed è tuttora del tutto indipendente dalla nostra: con le regole del Pd non sarebbe potuto accadere. Nonostante ciò, nel giro di pochi giorni Lusi è stato espulso dal gruppo parlamentare prima e dal partito poi. Giuliante chieda al suo partito di applicare lo stesso rigore del Pd ai tanti casi che stanno scoppiando sotto il suo naso, e dimostri che anche nel Pdl non ci sono intoccabili. Quanto all’audizione presso la Commissione nazionale di garanzia di Michele Fina e Loreto Ruscio», prosegue Paolucci, «ogni iscritto ha il diritto di rivolgersi agli organismi interni indipendenti, e la convocazione è un atto dovuto. Quindi da Giuliante non può arrivare alcuna lezione di trasparenza: chieda di applicare lo stesso rigore del Pd, chieda al suo presidente-commissario Chiodi di portare in Consiglio regionale le carte sulla sanità, sulla ricostruzione, sulle promozioni nelle Asl, sulle superconsulenze negli enti locali guidati dai suoi amici, sull’emergenza rifiuti, sul ruolo del suo socio di studio in tante vicende».
Ecco le domande di Giuliante e le risposte di Paolucci.
Paolucci conosceva le denunce di Fina sul metodo Lusi?
«Conoscevo le critiche politiche di Michele Fina nei confronti di Lusi. Conoscevo la profonda frattura che si era determinata nel Pd della provincia dell’Aquila, e d’altra parte il 5 aprile 2009, all’atto della mia elezione, l’altro candidato alla segreteria era proprio Fina, ed era sostenuto da Lusi: successivamente Fina favorì la mia elezione unitaria ritirando la sua candidatura. Prima della mia elezione a segretario regionale i rapporti politici tra me e Fina erano molto buoni, ma quella divisione non permise di ricucire politicamente i rapporti fino in fondo. Quanto alla vicenda che ha portato Lusi all’espulsione, il Pd non poteva in alcun modo conoscere i risvolti della gestione economica di un partito che non c’è più: si tratta di due gestioni indipendenti e separate. La questione Lusi riguarda poi il finanziamento pubblico delle politiche del 2006, quando il Pd non ancora era nato. Sono vicende nazionali non solo abbondantemente precedenti alla mia elezione a segretario, ma che non passano certo per la segreteria regionale.
Se le conosceva perché non è intervenuto?
Ribadisco che tecnicamente era pressoché impossibile conoscere questioni diverse dalla critica politica».
Paolucci era al corrente che esisteva una direttiva del partito per cui non bisognava “toccare” Lusi?
«Nessuna direttiva, tanto che Lusi è stato espulso».
Paolucci si è attenuto a quanto Roma chiedeva?
«Lusi è stato eletto in Liguria e il Pd nazionale, contrariamente alle strumentali voci che qualcuno prova a mettere in giro ad arte, non mi ha mai chiesto nulla. All’Aquila, nel luglio 2010, lo Statuto del Pd abruzzese è stato modificato e, unico caso in Italia, ha introdotto le primarie per la individuazione dei candidati al parlamento anche nel caso la legge elettorale non venisse modificata. Non ci sono intoccabili o direttive: vorrei capire invece a quali direttive romane il Pdl abruzzese dovesse sottostare nel caso della ricostruzione dell’Aquila».
Perché Paolucci non ha inteso verificare la verosimiglianza delle affermazioni di Fina?
La segreteria regionale è stata coinvolta per denunce di natura esclusivamente politica. Le vicende giudiziarie, ribadisco, riguardano un partito che non c’è più e sul quale il Pd non ha competenza. Non temo verifiche di alcun tipo e di alcun livello su denunce o conoscenze di altro tipo mai ricevute».
Perché Fina viene “processato” su richiesta di dirigenti del Pd abruzzese?
«Nessun dirigente abruzzese ha denunciato Fina e Ruscio. Il segretario del circolo di Celano, dove vi fu uno scontro duro nel partito tra iscritti e dirigenti vicini a Lusi e altri vicini a Fina, ha chiesto, utilizzando a mio avviso come arma politica la Commissione nazionale di garanzia, di valutare affermazioni che a dire suo sarebbero offensive in quanto farebbero presupporre che la Commissione di Garanzia sapeva ma non agiva. Credo che il segretario di Celano doveva risparmiarsela».