TERAMO. Divisi ma uniti. Ha due facce il primo congresso provinciale del Pdl che si celebra nella sala convegni del Parco della scienza chiamando alle urne 14mila iscritti per la scelta del nuovo segretario. I volti sono quelli dei candidati alla guida del partito: Paolo Tancredi ed Emiliano Di Matteo. Il senatore e segretario uscente parte con i favori del pronostico, forte dell’appoggio dell’area ex An di Giandonato Morra e della lista civica di Di Dalmazio.
Il consigliere regionale vibratiano, espressione di “Futuro in”, creatura di Paolo Gatti, ha invece il volto di chi affronta una sfida enorme e coraggiosa.
FRATELLI D’ITALIA. L’apertura del congresso è accompagnato dalle note dell’inno nazionale e dal saluto del senatore Cosimo Latronica che assume la presidenza dell’assemblea. I primi interventi sono istituzionali ma già orientati al confronto elettorale. Il sindaco Maurizio Brucchi, il presidente della Provincia Valter Catarra, che ha lasciato un messaggio in quanto all’estero per un grave lutto familiare, e il governatore Gianni Chiodi usano frasi concilianti ma che indicano chiaramente la loro appartenza: tutti e tre appoggiano Tancredi.
IL SEGRETARIO. Il momento culminante del dibattito coincide con le relazioni dei due aspiranti segretari. Tancredi interviene, in modo deciso, sulla vicenda dei morti tesserati dal Pdl (vedi l’articolo in basso) e poi rivendica i meriti della dirigenza uscente. «L’affluenza ai seggi e i successi elettorali degli ultimi anni», afferma, «dimostrano la qualità del nostro lavoro». Il senatore non nasconde gli aspetti da migliorare come la «necessità di dare più forza agli organi collegiali» e lo spazio da lasciare a giovani e donne. Segue il richiamo all’unità. «La presentazione di due lista segna una linea: alcuni stanno da una parte, alcuni dall’altra», osserva, «ma il tetto e la casa sono comuni».
LO SFIDANTE. Di Matteo apprezza le aperture di Tancredi. «Ha letto bene la nostra mozione e la condivide», e chiarisce che l’iniziativa dei gattiani non è uno strappo. «Non è una divisione», osserva, «ma una possibilità in più, un’opportunità di scelta e di arricchimento». Futuro in vuole essere coprotagonista nel Pdl. «Qualunque sia l’esito del voto io e Gatti non andremo via», annuncia, «questa è la nostra casa, nessun congresso può darci lo sfratto». Ma Di Matteo chiede per tutti il rispetto delle regole. «Alcuni militanti», dice, «sono sopportati più che supportati».
LE URNE. Il risultato si gioca più che in sala nei corridoi circostanti dove sono allestiti i 15 seggi. Fin dai primi minuti successivi all’inizio dei lavori gli iscritti formano lunghe file per espriemere il loro voto. Subito dopo le relazioni principali, alle quali assistono ospiti come i leader regionali del partito Filippo Piccone e Fabrizio Di Stefano, la platea si svuota. Tanto che Gatti, iscritto a parlare subito dopo i candidati vicesegretario Valeria Misticoni (per Tancredi) e Alfredo Grotta (per Di Matteo), rinuncia all’intervento. Ma non fa polemica: «La gente è semplicemente andata a votare», taglia corto, «c’è stata una grande partecipazione. Non nascondo che mi aspetto un buon risultato». L’attenzione si sposta tutta sui seggi dove continuano ad accalcarsi i militanti. All’esterno della zona elettorale, i sostenitori dei due schieramenti si affannano a individuare e indirizzare iscritti. Alle 21 i votanti erano 6500. L’affuenza alta è un segnale a favore di Tancredi, affiancato dal padre e presidente della Banca di Teramo l’ex parlamentare Antonio e dal fratello e consigliere comunale Marco. Ma l’area Gatti punta a superare il 30% dei voti, quota che considera un successo. La maratona congressuale, però, è appena iniziata: lo spoglio delle schede terminerà solo stamattina