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Data: 06/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il voto delle primarie - Il popolo sceglie Massimo: usato sicuro amato e non rottamato

C’erano degli incentivi, ma in nessun caso si potrà rottamare Massimo Cialente, che ha ancora un alto indice di gradimento. Amato e non rottamato, dunque. L’universo variegato del centrosinistra aquilano, anche se non si sa bene se davvero per amore o per necessità, per riconoscenza o senso del dovere di appartenenza, per fiducia o rinnovata speranza, ha scelto di continuare con la vecchia Panda piuttosto che salire sull’auto nuova. Quasi un plebiscito. Sembra di essere nel Colosseo del film «Il Gladiatore» e sentire risuonare: «Massimo, Massimo, Massimo...». E sbaglia chi pensa che Cialente sia stato votato per una specie di sindrome di Stoccolma, la condizione psicologica nella quale una persona vittima di un sequestro può manifestare sentimenti positivi (talvolta giungendo all’innamoramento) nei confronti del proprio sequestratore. O che, citazione tratta dal film «Armageddon - Giudizio Finale», di Michael Bay, «come è da rottamare? E io che mi divertivo un sacco col tiro a segno!», il popolo non abbia voluto perdere il proprio bersaglio preferito. Più semplicemente, Cialente è popolare e popolano e il popolino apprezza la gentilezza e la soavità di chi non se la tira e resta «uno di noi», al di là delle spiccate o meno qualità di amministratore e sagace politico.
Cialente esce rafforzato da primarie che gli hanno disegnato una nuova parabola ascendente. Sembrava avesse tutti contro, satelliti impazziti di un universo in via di disgregazione, dai giovani del Pd all’Idv, da Rifondazione a Sel, eppure, ancora una volta, ha dimostrato che è lui il Sole ed è lui l’unico a capire in fretta dove spira anche il vento dell’Est. «Non temo epiloghi del tipo di Rieti e Genova, dove ha vinto il candidato di Sel» aveva detto alla vigilia. E così è andata, meglio del previsto. Una mazzata per gli oppositori interni, un monito e un segnale per il centrodestra, che pare fermarsi ai numeri dei votanti, inferiori al 2007, dimenticando tempi, candidati (sette) e percentuali di allora (33,4%), in una sottovalutazione già fatale. Vittorio Festuccia è stato avversario che, evidentemente, ha sbagliato nella sostanza e nella campagna elettorale. Perché battere tanto su una discontinuità con l’amministrazione di centrosinistra targata Cialente, rea «di non essere stata capace di trasmettere una visione strategica della ricostruzione...», se del centrosinistra si aspira a diventare candidato sindaco per «un’Aquila, insieme», come recitava lo slogan del manifesto delle primarie scritto sopra le foto dei duellanti? Il messaggio è sembrato poco opportuno e sincero, forse addirittura ingannevole in un manifesto «unico» delle primarie. Cialente ha zittito i tanti e i troppi che hanno parlato e sparlato invocando le primarie, ipotizzando una fuga del sindaco, ma che poi... «Il rammarico è che in questa città in tanti hanno pontificato, in pochi sono scesi in campo per competere per una sedia da fachiro» dice Cialente. Ed è un’altra grande vittoria di Massimo Decimo Meridio, il Gladiatore.

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