MILANO - Giorgio Napolitano, atteso oggi a Torino, prima ancora di arrivare nel capoluogo piemontese fa sapere che lui con la questione Tav non c’entra: «Non è di mia competenza». Dunque, i sindaci della Valsusa che speravano di incontrarlo e magari di strappargli una promessa a loro favore sappiano che possibilità di incontro non ce ne sono. E sappiano pure che «l’espressione del sacrosanto diritto al dissenso deve escludere il ricorso a violenze, intolleranze e intimidazioni, come quelle verificatesi in nome dell’opposizione alla Tav Torino-Lione».
Se Annamaria Cancellieri, ministro dell’Interno, ribadisce che sulla questione dell’Alta Velocità margini di trattativa ce ne sono pochi («L’opera va portata a termine e su questo c’è fermezza»), il capo dello Stato fa sapere che non è disposto a frapporsi come forza di mediazione fra i due contendenti. Oggi Napolitano arriverà a Torino in mattinata per presiedere una riunione in trasferta del Csm, ma per evitare equivoci chiarisce che la visita era in programma da tempo, la Tav non c’entra e non deve centrare.
«Peccato, sarebbe stata un’occasione per chiarire» commenta deluso il presidente della Comunità Montana della Valsusa, Sandro Plano. Era stato lui a chiedere, anche a nome dei sindaci della valle, di poter incontrare il presidente. Ma la risposta è secca: no. «Sono ben consapevole» dice l’inquilino del Colle «della gravità delle tensioni insorte». Tuttavia non può intervenire visto che le decisioni sulla Tav «non mi competono». Sono questioni che riguardano il governo e che arrivano dopo anni di discussioni e mediazioni. Come a dire che nessuno può illudersi che un suo intervento possa provocare ripensamenti su scelte già fatte.
C’è di più. Il capo dello Stato, seppur fra le righe, fa capire cosa pensa dell’Alta Velocità, e non è una buona notizia per i manifestanti della Valsusa. La definisce un’opera «di rilevante importanza per l’Italia e per l’Europa». E, pur riconoscendo il «sacrosanto diritto al dissenso», fa un appello ai militanti del movimento No Tav «affinché desistano da comportamenti inammissibili». E infine: «C’è bisogno nel Paese di un clima costruttivo nel quale l’attenzione e gli sforzi si concentrino sull’impegno a garantire sviluppo, occupazione, giustizia sociale».
Se ce n’era bisogno, l’intervento di Napolitano conferma la totale sintonia fra il governo in carica e il Quirinale. Dunque, fermezza su tutta la linea, con qualche concessione semmai sulla possibilità di investire dei soldi per le opere di compensazione a beneficio dei Comuni della valle. Ne hanno parlato ieri a palazzo Chigi il governatore del Piemonte, Roberto Cota, e lo stesso Monti. Alla fine Cota ha parlato della disponibilità del governo a sbloccare 20 milioni da investire un po’ qui un po’ là, a cominciare da un potenziamento della linea ferroviaria già esistente «per non penalizzare i pendolari che usano quella tratta per andare a lavorare». «Ho rappresentato al presidente Monti - ha detto Cota all'uscita da palazzo Chigi - la posizione del governo regionale: ferma nel voler rispettare sui tempi realizzazione dell'opera e nello stesso tempo la richiesta che vengano date al territorio quelle compensazioni in gran parte già previste. Innanzi tutto potenziare la linea storica. E poi attenzione anche per gli amministratori locali che hanno sul territorio tante piccole opere da realizzare che sono importanti per lavori da portare avanti per migliorare la vivibilità della valle». «Monti - ha aggiunto Cota - mi è sembrato convinto sulla realizzazione della Tav e disponibile su questo discorso delle compensazioni»