PESCARA Il suo silenzio blindato sta per finire. Alle «insinuazioni striscianti» contro di lui, il governatore Gianni Chiodi risponderà presto, ma per iscritto, su carta bollata. «Replicherò, con un atto di querela - spiega il presidente della Regione -. Mi ritengo diffamato, pesantemente diffamato. E non si tratta di un attacco politico sferrato contro il presidente della Regione. Dietro questa campagna denigratoria violenta nei miei confronti ci sono lobby finanziarie ed economiche ben precise». Imprenditori della sanità di cui Chiodi si guarda bene di fare pubblicamente il nome. Ma allora perché non rispondere subito a quelle che lei considera malevole illazioni? Perché non fare chiarezza, come richiesto da più parti, sui rapporti esistenti tra il suo studio di commercialista e gli imprenditori Di Pietro, finiti al centro di un’inchiesta giudiziaria? «In queste settimane i partiti di opposizione hanno cercato di tirarmi dentro vicende che non mi vedono minimamente coinvolto - afferma Gianni Chiodi -. L’attacco è stato mosso da organi di informazione che sono espressione di lobby economiche evidentemente danneggiate dal lavoro che sto portando avanti per il bene dell’Abruzzo. Ho restituito dignità a una regione abituata a essere molto poco considerata. Io sono il presidente che ha risanato i conti della sanità, che ha risparmiato risorse. Così facendo evidentemente ho eliminato del "grasso" che faceva gola a molti». Il suo nome è stato tirato in ballo non solo per il crack Di Pietro. Nell’inchiesta giudiziaria che ha visto, giorni fa, l’arresto di due amministratori di Magliano dei Marsi per corruzione, è stato sfiorato anche il terreno minato della ricostruzione; e anche stavolta si sono fatte allusioni alla sua persona. «Lo ripeto ancora una volta: non sono coinvolto in queste vicende giudiziarie - ribadisce Chiodi -. E non lo è neppure il mio socio di studio, Carmine Tancredi, che non risulta indagato. I partiti di opposizione e alcuni organi di informazione hanno sparato su Tancredi per colpire me. Le dieci domande che con cui l’Idv mi ha bersagliato attraverso un giornale sono state concepite con l’unico scopo di farmi apparire colpevole. È diffamatorio non solo il contenuto di quei questiti, ma il modo in cui sono stati posti. I miei avversari hanno fatto scadere il dibattito politico in un confronto becero. Un esempio? Mi chiedono, nella prima delle dieci domande, se sono a conoscenza che Cipro è sulla lista nera dei paradisi fiscali stilata dall’Ocse. Bene, Cipro non è per niente un paradiso fiscale, è uno stato membro dell’Unione europea, ha adottato l’euro. Le dieci domande e le insinuazioni striscianti sono tutta una montatura, vogliono invischiarmi a tutti i costi in vicende giudiziarie, sperando che qualche schizzo di fango prima o poi mi colpisca. Ma adesso basta». Ad addolcire le massicce dosi di veleni ingoiate in queste ultime settimane - racconta il governatore - è stata l’affettuosa accoglienza ricevuta al congresso provinciale del Pdl, svoltosi domenica nella sua Teramo. Il «suo» candidato, Paolo Tancredi, è stato riconfermato coordinatore battendo di stretta misura l’altro candidato, Emiliano Di Matteo, vicino all’assessore regionale Paolo Gatti. Quello scarto di appena mille voti tra i due contendenti, rispetto ai pronostici che davano Tancredi favorito con il 70% dei consensi, sta forse a indicare che si sta esaurendo l’effetto Chiodi? «A Teramo sono stato festeggiato con entusiasmo. È stato un vero bagno di folla, a dimostrazione che l’effetto Chiodi non si appanna - dice il governatore -. Avevo auspicato un congresso con due liste che si confrontassero lealmente per poi, a scrutinio ultimato, lavorare insieme. Tancredi ha vinto nettamente: quindici punti percentuali di differenza non sono pochi. Tutti sono contenti. Abbiamo registrato una partecipazione notevole al voto, neppure ai tempi della Dc c’erano affluenze simili. È un buon segno, che testimonia la vitalità del partito: questo mi interessa». Un partito che all’Aquila si mostra invece molto meno vitale e molto più litigioso. Massimo Cialente, fresco di vittoria alle primarie del centrosinistra, ha accusato il centrodestra di essere diviso e senza idee, con due candidati a sindaco - De Matteis e Properzi - «scelti uno da Chiodi, che è di Teramo, e l’altro da Piccone, che è di Celano». «Macché, quella di Cialente è pura propaganda. Io non sono il capo del partito e non scelgo i candidati a sindaco, che usciranno dalle urne delle primarie», taglia corto Gianni Chiodi. Sì, ma non è un mistero che lei tifa per De Matteis... «Sì, lo considero un ottimo candidato. Personalmente avrei cercato di allargare al massimo le alleanze. Il gruppo dirigente del Pdl aquilano ha voluto le primarie. E da lì uscirà il candidato sindaco del centrodestra».