Con 1.800 tesserati appoggia l’uscente Tancredi e fa eleggere la Misticoni vice coordinatore
TERAMO. La parola “determinante” non gli piace. Giandonato Morra, vicesegretario provinciale uscente e leader dell’ala ex An del Pdl, preferisce sintetizzare il risultato del congresso di domenica con un’espressione diversa: ‹‹Abbiamo dato un apporto importante, lascio dire ad altri se siamo stati determinanti››.
Non c’è dubbio però che, con i suoi circa 1.800 tesserati, l’anima ex An del partito ha pesato molto sulla rielezione del segretario uscente Paolo Tancredi, confermato con 3.822 preferenze. ‹‹I miei sono andati a votare››, assicura Morra che, però, non prefigura premi di produttività per la sua parte. ‹‹Non ragiono in termini di componente››, spiega, ‹‹ma di dirigenza rodata››.
L’intesa, sperimentata negli ultimi quattro anni, vede il segretario Tancredi affiancato da un vice espressione degli ex An. Morra non si è potuto ricandidare perché assessore regionale, per cui ha lasciato il posto al capogruppo in pectore del Pdl al Comune di Teramo Valeria Misticoni.
‹‹Donna, giovane professionista, bella e preparata››, la definisce Morra per evideziare l’identik della scelta più che della persona. La designazione del vicesegretario è arrivata senza tener conto della geopolitica. ‹‹Tancredi e Misticoni sono entrambi teramani››, osserva Morra, ‹‹non ci facciamo condizionare dalle provenienze geografiche››. Secondo l’assessore, il congresso di domenica è stato bello e combattutto. ‹‹Il numero dei votanti è stata una soddisfazione per tutti››, spiega, ‹‹in un momento di crisi della politica si è trattato di un segnale importante››.
I rapporti di forza con l’area Gatti-Di Matteo, però, sulla carta erano ben diversi. ‹‹Il risultato è stato in linea con l’affluenza››, fa notare Morra, ‹‹con più votanti il margine sarebbe stato maggiore››. L’ex vicesegretario ammette che l’affluenza, significativa ma non altissima, ha penalizzato la componente più forte che fa capo a Tacredi. All’altro candidato Emiliano Di Matteo e a Paolo Gatti, riconosce il merito di un grande impegno. ‹‹Erano gli sfidanti, hanno spremuto il limone e si sono organizzati di più››, chiarisce, ‹‹qualcun altro forse ha fatto il minimo indispensabile››.
Morra comunque esalta il risultato finale. ‹‹I congressi si devono vincere››, conclude, ‹‹e personalmente ne ho vinti tre: due con An e il primo con il Pdl››.
Gatti: «2.864 voti pesano molto» A 37 anni da compiere l’assessore regionale dà un colpo alla maggioranza.
C’è stata la svolta democratica, ora il partito si riunirà e deciderà: finora non l’aveva mai fatto
TERAMO. A 37 anni, nemmeno compiuti, ha imposto al Pdl teramano un nuovo approccio alla politica. Paolo Gatti, a poche ore dallo scrutinio che ha scritto sulla pietra quel 42,8% che rappresenta il “peso” della sua ala nel partito, non perde il suo self control. Non si lascia andare a esternazioni sull’onda dell’entusiasmo. Preferisce piuttosto un’analisi politica, senza rinunciare a qualche stoccata a quello che - ufficialmente fino a qualche ora fa - è stato il suo avversario, Paolo Tancredi.
Quale significato attribuisce al risultato elettorale? Pensava di ottenere un simile numero di voti, 2.864, o in fondo è rimasto anche lei sorpreso?
‹‹Sono felice: abbiamo contribuito a risvegliare un principio democratico. Non credo ci sia memoria in provincia di Teramo di un congresso di partito così partecipato. E questo è avvenuto perchè ci sono state due liste alternative. Questo è un valore, che risponde ad alcune cose dette fuori luogo. Il valore è la democrazia, ottenuta con la partecipazione e la possibilità di scelta. Noi puntavamo a raggiungere il 30%, magari anche il 33. Siamo arrivati invece a sfiorare il 43%, siamo felicissimi. Si deve a tante persone che hanno lavorato, che hanno fatto un tesseramento importante ed evidentemente convinto. Io ho avuto solo il merito di organizzarle››.
Senza nulla togliere alla sua forza elettorale, ritiene che parte del suo successo derivi dalla crisi di un vecchio modello organizzativo?
‹‹Noi cerchiamo di interpretare un’idea politica un po’ diversa rispetto a quella a cui ci siamo abituati negli ultimi anni, e non solo nel Pdl. Noi vogliamo dare alla gente possibilità di scegliere, capacità di autodeterminarsi››.
Si dice anche che il successo della sua componente sia stato agevolato dall’appoggio dell’ala chietina del partito.
‹‹E’ una stupidaggine smentita dai fatti, che non fa onore a chi la dice: lo sanno tutti che hanno votato persone della provincia di Teramo, così come si conosce la storia dei candidati››.
Quindi non ha minato, seppure in maniera indiretta, il peso del Pdl teramano in Abruzzo?
‹‹Ripeto, sono stupidaggini››.
E da oggi che succede? Come cambieranno i rapporti all’interno del partito?
‹‹Noi vogliamo dare rappresentanza al 43% di iscritti, alle quasi 3mila persone che hanno scelto la nostra mozione. Vigileremo affinchè il dato congressuale venga rispettato››.
Anche alle prossime elezioni amministrative?
‹‹Abbiamo un’idea di partito diversa da quel che il partito è stato: lavoreremo per convincere tutti che deve fare più e meglio. E in alcuni casi ci siamo già riusciti, abbiamo convinto Tancredi su alcune cose. L’obiettivo è un partito che si riunisce, discute e decide: fino ad adesso non lo è stato, ora deve esserlo.
Voi avete sostenuto che c’è stato chi nel Pdl ha tentato di mettervi da parte. Il risultato è una risposta?
‹‹Ha dato legittimazione a quello che noi sostenevamo. Io rappresento “Futuro In”, un’associazione piena di idee, progetti e risorse umane. Penso ora sia chiaro a tutti, anche a quelli che non ci credevano››.
Questi giorni sono stati caratterizzati da schermaglie e anche da giudizi sulle singole persone.
‹‹E’ sbagliato: la politica deve fare un salto di qualità, ai cittadini interessa che la politica tenti di lavorare, di fare progetti per migliorare la vita delle persone. Non interessa a nessuno il giudizio di alcuni attori della politica, sono cose infantili››.
Chiodi ha firmato la lista di Tancredi e non la sua, o entrambe.
‹‹Non dò giudizi, ognuno è libero di fare quel che vuole››.
E pensa che debba rispondere alle 10 domande rivoltegli dall’Idv, sulla trasparenza?
‹‹Non le ho lette››.