MONTESILVANO. Quando si è aperta la cella ha pensato di uscire. «Finalmente torno a casa», ha sospirato Enzo Cantagallo, ma non era così. Gli agenti, all'alba di ieri, gli hanno consegnato un nuovo ordine d'arresto. L'ex sindaco di Montesilvano, in carcere dal 15 novembre per presunte tangenti ricevute dai costruttori, è impallidito. Quasi nello stesso momento la squadra mobile prelevava dalla clinica Pierangeli Rolando Canale. L'ex dirigente comunale dell'Urbanistica si era fatto ricoverare lunedì, ma non è riuscito a evitare il carcere. La nuova ondata di arresti dell'inchiesta "Ciclone" ha risparmiato l'umiliazione di finire in cella solo a Bruno Chiulli, titolare della "Green Service": da ieri l'imprenditore è ai domiciliari.
Il secondo capitolo delle indagini sul "Sistema Montesilvano" prende le mosse dal Giro d'Italia del 2001. In vista dell'arrivo in città della corsa ciclistica la giunta comunale, nella quale Cantagallo è assessore ai lavori pubblici, decide di estrapolare dal Prusst, programma di riqualificazione urbana finanziato con fondi statali, il progetto di Chiulli.
L'imprenditore ha presentato un intervento che comprende la sistemazione della riviera, la cura del verde urbano e la realizzazione del parco fluviale del Saline. Il Prusst, varato nel '98, è approvato ma l'amministrazione ritiene che i finanziamenti statali non saranno stanziati in tempo per realizzare l'opera prima che arrivi il Giro. Così, motivando la scelta con l'urgenza dei lavori, a febbraio 2001 sceglie un'altra procedura. La giunta contrae un mutuo con la Cassa depositi e prestiti di poco superiore ai due milioni di euro (che poi diventeranno tre) e affida l'opera direttamente alla Green Service. Da quella scelta parte il filone dell'inchiesta, coordinata dal pm Gennaro Varone, che ieri ha fatto scattare gli arresti per Cantagallo, 44 anni, Canale, 56 anni, nato a Pescara e residente a Montesilvano, e Chiulli, 41 anni, nato a Cugnoli e residente a Spoltore. Il Giro d'Italia, secondo l'ordinanza del gip Luca De Ninis, è il paravento che nasconde le tangenti. La sistemazione della riviera, stando alle accuse, non poteva essere assegnata senza gara d'appalto nonostante il ricorso alla formula accelerata del "project financing". E per ottenere l'affidamento del primo e del secondo lotto (da quasi tre milioni di euro per il tratto tra viale Europa e viale Isonzo) dell'opera il titolare della Green Service paga Cantagallo e Canale. Il tecnico riceve 197mila euro in quattro anni sotto forma di pagamenti per progettazione e direzione lavori, le cui spese sono a carico della ditta. Per la procura si tratta di mazzette perché Canale, in qualità di dipendente dell'ente che aveva affidato l'incarico, non poteva prendere soldi dall'impresa.
La Green Service avrebbe dovuto versare gli importi al Comune. Solo l'ente sarebbe stato legittimato, in base alla legge Merloni, a ripartire le somme tra progettisti e direttore dei lavori non superando l'1,5% del costo dell'opera. Un limite, sottolinea la squadra mobile guidata da Nicola Zupo, che non poteva essere superato neppure dallo statuto comunale, nel quale erano indicate quote fino al 30%. Canale, che ha ricevuto l'ultimo incarico il 17 agosto scorso, avrebbe ottenuto come compenso per la direzione lavori anche una parte dei soldi del mutuo, adottando secondo la procura un ulteriore illecito. Come sarebbe stata del tutto arbitraria la scelta di riprogettare l'intervento, accantonando il progetto già presentato dalla Green Service. Chiulli sarebbe stato costretto ad accettare condizioni quasi vessatorie, tra cui la lievitazione in corso d'opera, dal 22 al 30%, della quota a suo carico dei lavori. Avrebbe anche lavorato senza contratto, firmato solo l'11 aprile 2002, a ultimazione del primo lotto, che ha interessato via Moro. L'imprenditore avrebbe versato a Cantagallo 7.500 euro. Soldi che l'ex amministratore avrebbe coperto inviando un pianoforte al costruttore. Cantagallo ha fatto figurare la somma come il corrispettivo della vendita dello strumento musicale. Ma per la polizia i 7.500 euro sono una mazzetta, una piccola parte di un giro di soldi molto più grande finito nelle tasche dell'ex sindaco.