ROMA. «Ryanair è diventata la compagnia aerea più grande d’Italia, con 28,1 milioni di passeggeri movimentati nel 2011 contro i 25 milioni dichiarati da Alitalia». Lo ha detto ieri il direttore Sales & Marketing della compagnia, Melisa Corrigan. La compagnia low cost ha conosciuto nel paese una crescita dei passeggeri del 20,3% rispetto al 2010, superiore al doppio di quella complessiva del network (+10%). L’obiettivo per il 2012 sono 30 milioni di passeggeri, un traguardo che porterebbe, secondo Ryanair, alla creazione di 30 mila nuovi posti di lavoro nel turismo. «L’Italia ha per noi enormi potenzialità», ha continuato Corrigan presentando le 54 nuove rotte lanciate dall’inizio del 2012 da 16 aeroporti e operative entro inizio estate.
C’è un rovescio della medaglia. Che Ryanair diventasse la prima compagnia in Italia «era nelle cose, ma l’Europa si deve porre un problema di competizione a condizioni non eque, visto che Ryanair non applica contratti italiani e paga tasse meno onerose in Irlanda». Così il presente dell’Enac, Vito Riggio, che invita il premier Mario Monti, «teorico universalmente riconosciuto della competizione europea, a porre la questione».
Analogo il parere di Luigi Simeone, segretario generale della Uilt, secondo cui il paragone non è «interessante, né equo» perché Alitalia «fornisce una tipologia differenziata di servizi» ed è soggetta a regolamentazioni e vincoli assenti all’estero. Per il dirigente sindacale «lo sviluppo del caso low cost nel nostro Paese è un fenomeno che va analizzato ben oltre il semplicistico conteggio fatto dal direttore vendite e marketing di Ryanair, Melisa Corrigan, relativamente ai passeggeri trasportati e le mirabolanti previsioni di sviluppo occupazionale. Senza un sistema di regole esigibili e uguali per tutti, ogni sforzo rischia di essere vanificato».