L’AQUILA. In rotta di collisione con il Pdl, lascia il partito e si candida a sindaco con una lista civica.
Non parteciperà alle primarie del centrodestra, «che sono diventate una barzelletta», e pensa a un suo progetto, che potrebbe chiamarsi “Amore per L’Aquila” o “Cuore per L’Aquila”.
L’ex sindaco ed ex senatore Enzo Lombardi sbatte la porta e si tira fuori «dalla sarabanda dei partiti» e da quello che ritiene «un gioco a perdere».
Ne ha per tutti, a partire dal presidente della Regione Gianni Chiodi, passando per Filippo Piccone e Gianfranco Giuliante, fino al sindaco Massimo Cialente e al candidato di “Domani L’Aquila” Pierluigi Properzi.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata proprio la discesa in campo dell’urbanista, che parteciperà alle primarie del centrodestra «da falso autonomo», ma in realtà fortemente sponsorizzato dai vertici del Pdl.
Lombardi è un fiume in piena, durante la conferenza stampa convocata in Comune: si emoziona, quando parla delle sue passeggiate solitarie fra le macerie della città, e poi getta sul tavolo, in maniera plateale, la tessera del Popolo delle Libertà.
«Da questo momento non appartengo più a nessun partito, la mia tessera la potete bruciare. Avevamo chiesto limpidezza, per queste amministrative così importanti, sia all’interno del Pdl che all’esterno. Dopo la battaglia per ottenere le primarie, in modo da evitare che dall’alto venisse imposto Giorgio De Matteis, tutto si è risolto in una barzelletta. Sia chiaro che non lascio per paura. Le primarie, fatte a questo modo, le avrei vinte io. Ma sono nauseato. Nessuno pensa al bene della città. Chi governa all’interno del centrodestra il più delle volte lo fa per interessi di partito, o personali».
Concetti che lo stesso Lombardi, seppure in maniera più edulcorata, aveva già espresso in una lettera personale inviata lo scorso 17 febbraio al segretario del Pdl Angelino Alfano e per conoscenza all’allora coordinatore regionale Gianfranco Giuliante.
«Quello che stava accadendo è stato recepito a Roma», ha aggiunto l’ex senatore, «ma qui no. Alla fine ho detto basta. Me lo impone il mio amore per L’Aquila, una città che sta scomparendo e che forse nessuno oggi conosce meglio di me».
Quindi l’appello agli aquilani, che «devono riprendere il coraggio delle proprie azioni. Le elezioni di maggio non dovranno essere a favore dei partiti, o dei singoli, ma a servizio della città. Per la ricostruzione servono i migliori».
Per la sua lista non mette paletti: «Non guarderò il colore degli occhi di nessuno, ma penso a chi è dedito al sacrificio e non ad arricchirsi».
Infine le bordate: «Properzi? Non è mai entrato in un consiglio comunale e non vorrei che si apra la stagione degli urbanisti. Cialente? Sta facendo una miscellanea di cavolate. Chiodi? Né prima, né dopo il terremoto, ha mai chiamato il gruppo del Pdl e gli altri del centrodestra».