| |
|
| |
Pescara, 09/04/2026
Visitatore n. 752.970
|
|
|
|
|
|
|
08/03/2012
Il Messaggero
|
Tangenti, trema la Lombardia. I pm: «Un sistema Pdl-Lega». L’indagine su Boni, presidente del Consiglio regionale. Bossi: non deve dimettersi
|
|
MILANO Popolo delle libertà da una parte e Carroccio dall’altra. In mezzo, una macchina di riscossione delle tangenti che a quanto pare funzionava a tutto vapore e senza intoppi. Questo grazie a un vero e proprio sistema Pdl-Lega e alla rete di rapporti tra assessori su cui sta indagando la Procura di Milano, che ha già iscritto al registro degli indagati già una decina di politici locali. L’inchiesta sulla presunta corruzione del presidente del consiglio regionale lombardo Davide Boni, che secondo le accuse avrebbe stretto accordi per incassare 800 mila euro dall’immobiliarista Luigi Zunino e altrettanti dall’imprenditore Francesco Monastero, si salda a quella sull’ex vicepresidente del consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani, arrestato il 30 novembre per una presunta mazzetta da 100 mila euro. «Stiamo verificando i legami tra gli assessori del Pirellone e sulla spartizione di tangenti», dicono gli investigatori. Gli imprenditori che volevano velocizzare le pratiche dei loro progetti di centri commerciali e residenziali dovevano rivolgersi a diversi assessorati per ottenere una corsia preferenziale o appianare le difficoltà. Il lavoro di approfondimento ruota attorno all’ipotesi secondo cui ai piani alti del Pirellone vigeva un sistema di rastrellamento di denaro del quale tutti erano consapevoli, gestito in autonomia dai singoli politici e il cui fine non era tanto l’arricchimento personale quanto guadagnare posizioni all’interno del partito. Finanziando le campagne elettorali, ad esempio. «Se un assessore cambia, gli altri non si preoccupano, il nuovo politico nominato si adegua. Questo emerge in modo chiarissimo», affermano gli inquirenti. Indicazioni preziose sono arrivare dagli interrogatori (secretati) dell’ex assessore all’Ambiente del Pdl Nicoli Cristiani, definito nelle intercettazioni dagli imprenditori ai quali deve sbloccare una discarica «un grandissimo uomo, uno che fa quel che dice». Ciò che l’inchiesta intende chiarire, a questo punto, è quali altri assessori oltre a Boni e Nicoli facciano da centri di riferimento per chi ha progetti da far approvare in fretta o pratiche incagliate. E l’uomo chiave, considerato il crocevia delle mazzette, è l’architetto Michele Ugliola. Dai bilanci delle sue società, la Tema engineering e la Tema consulting, risulta che abbia fatturato 6 milioni di euro ma di questo denaro si perdono le tracce: il sospetto è che Ugliola si sia tenuto per sé circa 2,5 milioni di euro e che il resto sia finito ai politici. E’ il cognato Gilberto Leuci a spiegare come funziona il lavoro nello studio Ugliola, raccontando come l’architetto entra in contatto con la Sile di Francesco Monastero, specializzato nella realizzazione di centri commerciali. Dato che per una correzione di rotta del piano regolatore non può più costruire in Veneto, Monastero punta tutto sulla Lombardia. Quindi va a parlare con Boni e il capo della sua segreteria Dario Ghezzi: «Vada da Ugliola - è il consiglio - ci pensa lui». Monastero paga 700 mila euro, il progetto non va in porto ma il denaro non gli viene comunque restituito. «Contavamo sul fatto che non ce l’avrebbe chiesto», afferma Leuci. Frequenti - avrebbero accertato gli inquirenti - erano gli incontri fra Boni, Ghezzi, l’ex esponente locale della Lega Marco Paoletti e Ugliola per definire gli accordi corruttivi che l’architetto stringeva poi con gli imprenditori. Tra questi una iniziativa di sviluppo residenziale e commerciale sull’area Montecity-Santa Giulia, a sud di Milano, il piano di lottizzazione Marconi 2000 a San Donato e un altro intervento a Pioltello. Dal computer di Boni e Ghezzi gli investigatori hanno scaricato materiale definito «molto interessante».
|
|
|
|
|