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Data: 08/03/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Bossi ordina a Boni: «Non dimetterti» Maroni alza il muro, ma nel movimento tornano i veleni

Attacco degli avversari «La deriva padana ha fatto il suo tempo»

ROMA. Accuse gravissime per Davide Boni ma la Lega respinge l’assalto dei magistrati. Il partito ribolle, le elezioni sono vicine, i vertici del Carroccio, però non chiedono il passo indietro.
Oggi al quartier generale di Via Bellerio ci sarà un vertice dopo il serrato faccia a faccia tra il grande capo Bossi e il presidente del Consiglio regionale lombardo indagato per corruzione. Un pomeriggio di fuoco, scandito dalle pessime notizie che rimbalzavano dal palazzo di giustizia milanese, da dove emergevano particolari dell’inchiesta che aggravavano la posizione e segnalavano gli intrecci tra i politici locali. Secondo la ricostruzione dell’incontro, Boni dopo essersi dichiarato estraneo a tutte le accuse, avrebbe comunque offerto al leader le dimissioni dai vertici istituzionali. La risposta però è stata secca: dimissioni respinte accompagnate dal “vai avanti”da parte di Bossi.
Così contro l’inchiesta la Lega alza un muro di gomma e difende uno degli uomini più in vista del partito a Milano. La linea è quella di Bossi e del complotto e dell’ira sfogata ad avviso di garanzia ancora caldo: «vogliono distruggerci ma non ci riusciranno». Per organizzare la linea di resistenza contro i Pm, che secondo i vertici leghisti avrebbero deliberatamente deciso di puntare le indagini per affossare il Carroccio, alla riunione di oggi parteciperanno anche i responsabili amministrativi. L’obiettivo è quello di mettere in chiaro le carte perché se le cose dovessero andare male per Boni, diventa un obbligo scagionare il partito e allontanare l’ombra di essere uguali agli altri. Bossi non dimentica che, anche se per soli 200 milioni di vecchie lire, la Lega finì come altri nella rete di Tangentopoli.
«Boni e la Lega non si toccano» ha messo in chiaro Roberto Maroni che ora teme che la vicenda giudiziaria possa essere strumentalizzata ai fini della lotta interna. L’ascia delle polemiche contro il “cerchio magico” dei bossiani era stata appena sotterrata e ora con il coinvolgimento di un esponente vicino all’ex ministro dell’Interno, le liti potrebbero riesplodere. I veleni per i corridoi di via Bellerio tornano a scorrere insieme alle voci che siano stati i nemici interni a mettere sulla pista delle indagini i magistrati. «Nella Lega chi sbaglia paga» dice l’eurodeputato Matteo Salvini. Il movimento si chiude a riccio anche su Radio Padania e sul web. Comunque si concluda, la vicenda rappresenta un brutto colpo per un movimento. Dopo i soldi investiti in Tanzania, il solo sospetto che quello emerso sia un sistema che intreccia gli interessi con il Pdl con il quale il Carroccio mantiene salda l’alleanza della giunta Formigoni, rende la campagna elettorale delle prossime amministrative tutta in salita. E gli avversari già preparano i fucili. «Maroni certifica la deriva della Lega che ormai ha fatto il suo tempo e non può pretendere di chiamarsi fuori» commenta Boccia del Pd. «Avevamo ragione - dice Roberto Menia di Futuro e Libertà - abbiamo fatto bene a rompere con quell’alleanza». «La Lega è il partito più clientelare di tutti, quello che occupa tante poltrone», accusa il vicepresidente Italo Bocchino, puntando il dito su Carroccio.

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