La procura sospetta una cupola di affaristi in Regione. Una decina di indagati
MILANO. Per costruire un centro commerciale, per progettare un’area residenziale, per fare affari immobiliari in Lombardia si pagavano e probabilmente si pagheranno le tangenti. Ma nella nuova inchiesta che ha portato nel registro degli indagati per corruzione il presidente del consiglio regionale del Pirellone, Davide Boni, già assessore all’Urbanistica, c’è una novità.
L’asse indiretto con un altro assessore finito in galera: Franco Nicoli Cristiani, responsabile fino alla manette dell’assessorato del Commercio. Le due indagini andranno fatalmente a collegarsi e riporteranno, questa è la convinzione degli inquirenti, la fotografia di una cupola di affaristi insediatisi all’ufficio di presidenza della Regione Lombardia targato PdL-Lega. L’inchiesta si amplia quindi e nelle pieghe si scopre che gli indagati oltre quelli noti sono almeno un’altra decina, tra imprenditori e politici locali, e che parte delle tangenti a Boni, oltre un milione e 800 mila promessi almeno 300 mila incassati, sono andate in parte anche a iniziative elettorali del Carroccio, in particolare a Cassano tra il 2008 e il 2009. E alle riunioni per decidere e poi incassare c’erano l’architetto Michele Ugliola, l’ex assessore comunale Marco Paoletti, Boni e il suo capo della segreteria Dario Ghezzi.
Le aree su cui edificare supermercati, ma anche abitazioni su cui si sta concentrando l’inchiesta sono diverse; Santa Giulia-Montecity (poi Marconi 2000), ex Falck (di cui sti sta occupando anche la Procura di Monza), Albuzzano nel Pavese.
Per questo Ugliola avrebbe consegnato mazzette per 300 mila euro complessive al braccio destro di Boni per due differenti affari. Un terzo pagati dall’immobiliarista Luigi Zunino, ex numero uno di Risanamento, indagato. L’imprenditore, già coinvolto nell’inchiesta Santa Giulia Montecity e quella di Monza che ha visto Filippo Penati indagato per corruzione e concussione, avrebbe chiesto all’allora assessore leghista di accelerare le opere di bonifica di quelle tre importanti aree industriali su cui contava di fare affari. I trecentomila euro sarebbe stati la prima tranche di una bustarella di 800 mila euro, ma Boni perde l’assessorato per l’ufficio di presidenza e la mazzetta non si completa. Gli altri 200 mila euro, per la Procura, sono stati versati da Francesco Monastero per la costruzione di un centro commerciale nel Pavese, ad Albuzzano.
Anche questi soldi, secondo i racconti di Ugliola, sarebbero stati dati direttamente a Ghezzi per Boni. La bustarella finale sarebbe dovuta essere di 800 mila euro, ma l’inchiesta ha bloccato l’operazione.
Del resto che Ugliola frequentasse giornalmente gli uffici del Pirellone lo conferma lo stesso Gilberto Leuci, congnato dell’architetto, che ha confessato di essere il collettore delle tangenti degli imprenditori e di mettere tutto nella mani del professionista che aveva i contatti con i politici.
C’è anche un altro verbale che arricchisce il quadro della corruzione quello del 13 giugno del 2011 dell’imprenditore Periluigi Amati che racconta riferendosi a Ugliola: «Mi disse che per la realizzazione del progetto, la cui importanza andava molto al di là del fatto locale, avrebbe avuto bisogno di essere supportato da tecnici di grido. In quell’occasione non si parlò di compensi, ma appresi in un momento successivo che aveva chiesto una parcella di 3 milioni di euro. Alle rimostranze degli imprenditori, lui precisò che avrebbe dovuto, oltre a sostenere il costo dei professionisti, anche premiare il sostegno che avrebbe dovuto richiedere e ottenere a livelli politici e istituzionali ben superiori a quelli comunali».
Anche se parte di quei soldi sarebbero pure serviti ad acquistare due appartamenti sul mar Rosso e usati da alcuni degli indagati.