PESCARA - Dopo le amministrative di primavera il rimpasto nella Giunta Chiodi ci sarà, e c’è chi pensa che questo passaggio non solo non sia più rinviabile, ma sia nella logica delle cose. L’Udc, ad esempio, aspetta una chiamata dal governatore, come si intuisce dalle parole del leader pescarese del partito, Licio Di Biase: «In Abruzzo l’Udc governa assieme al centrodestra nei grandi Comuni e nelle Province e ha una forte tradizione di alleanza con il Pdl che viene da lontano: la logica vuole che sia maggioranza anche in Regione. Un problema che non dovremmo essere neanche noi a porre». Ma Rodolfo De Laurentiis, leader regionale dell’Udc aveva lasciato intuire tutt’altro percorso nei mesi scorsi, quando si parlava di alleanza tra Terzo polo e Pd per affrontare le nuove sfide in Abruzzo. Il suo dissenso nei confronti del governo Chiodi era stato inequivocabile.
Ma non è solo questione di rapporti con gli altri partiti. Il rimpasto nella Giunta Chiodi è sollecitato anche dall’interno del Pdl, vedi Tagliente, il consigliere regionale divenuto la voce critica del suo partito, che nel vertice di lunedì scorso a Pescara ha messo sul tavolo la lettera spedita a Chiodi il giorno delle Ceneri, dove la sintesi è un po’ questa: «Così non va».
Nel partito di Piccone e Di Stefano si sta già lavorando per mettere a punto il programma di fine legislatura che dovrebbe consentire alla Giunta regionale di tagliare il nastro in volata nel dicembre 2013. La destinazione dei Fas (oltre 600 milioni di euro che pioveranno sul territorio) e la partita delle riforme non sono però le uniche ragioni del contendere. Il Pdl è anche alle prese con la delicata questione delle candidature alle amministrative, dove un passo falso potrebbe avere riflessi imprevedibili anche sulle future scadenze elettorali: politiche e regionali del 2013. E le correnti romane del partito, vecchie e nuove, non aspettano altro per catturare adepti tra gli scontenti, come ha già fatto il movimento di Miccichè, Forza del Sud e come si appresta a fare la fondazione di Renata Polverini, Città nuove. Il movimento del presidente della Regione Lazio è stato presentato a Pescara nei giorni scorsi e questa mattina farà il suo esordio ufficiale all’Aquila. Con quali obiettivi lo spiega lo stesso responsabile regionale, Geremia Mancini: «Città nuova è una fondazione che già dalle prossime amministrative vuole dire la sua sostenendo alcuni candidati, all’Aquila e a Montesilvano».
Lo zoccolo duro del movimento è quello dell’Ugl, il sindacato d’area della Destra sociale dal quale proviene la Polverini e di cui Mancini è segretario nazionale pensionati, un contenitore importante che potrebbe essere riempito da molti ex-An che non hanno condiviso lo strappo di Fini ma che vivono oggi il disagio di un Pdl spesso senza bussola nel post-Berlusconi. Un caso è quello dell’assessore comunale di Montesilvano Manola Musa, che dopo avere sbattuto la porta del Pdl ha annunciato che correrà da sola alle amministrative. Città nuove fa sapere che sarà al suo fianco, non è ancora chiaro se con il proprio simbolo o in appoggio ad una lista della Musa. Insomma, le grandi manovre sono iniziate, in un quadro politico che nell’era dei tecnici sembra volersi complicare la vita, frammentando piuttosto che unire.