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Data: 08/03/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Iva al 23%, insorgono le categorie. Federalimentare: «In arrivo una mazzata da tre miliardi»

ROMA. Tutti contro l’aumento dell’Iva. I passi avanti fatti dal governo Monti nelle ultime settimane avevano spinto in molti a sperare che il secondo rialzo, dal 21 al 23%, sarebbe stato scongiurato. Un’illusione.
Ad alimentarla lo stesso premier, che stava ragionando su un’ipotesi di “piano B” che non colpisse le famiglie e i consumi. Per questo le dichiarazioni rilasciate l’altra sera a”Ballarò” dal viceministro all’Economia, Vittorio Grilli, hanno avuto l’effetto di una doccia fredda. «E’ già previsto dal decreto salva Italia», era uscito allo scoperto l’esponente dell’esecutivo, ricordando che l’aumento scatterà dal primo ottobre. L’immediata replica della Camusso («Si continua a parlare di equità, ma a fare politiche inique») è stata seguita ieri da una pioggia di reazioni di simile tenore, alcune delle quali assai polemiche. Il Codacons calcola una «stangata» per la famiglia media Istat di 2,5 componenti di 352 euro annui, senza arrotondamenti dei prezzi, e di 418 euro per una famiglia di 3 persone. «Evidentemente il governo Monti non si accontenta di risanare i conti azzerando il deficit, ma vuole abbattere il debito anche a costo di ammazzare l’Italia e gli italiani. Una scelta sciagurata». Gli incassi stimati dall’aumento dell’Iva, osserva l’associazione dei consumatori, «sarebbero ben inferiori a quelli che si otterrebbero se il governo recuperasse anche solo il 10% dell’evasione (dell’imposta stessa, ndr) denunciata dalla Corte dei Conti». Di autogol contro la crescita parla la Confcommercio, ribadendo «la necessità che si faccia di tutto, sulla scorta delle caute aperture manifestate dal presidente Monti, per non procedere a ulteriori inasprimenti». Con gli aumenti - aggiunge la confederazione delle imprese - crescerebbe la pressione fiscale complessiva «con effetti drammatici nell’economia reale». Secondo la Coldiretti, ai cittadini la misura costerà oltre un miliardo solo in spese alimentari, mentre la Confederazione italiana agricoltori (Cia) paventa un «nuovo duro colpo per i consumi» delle famiglie, con effetti negativi sui produttori. Ancora più pessimista Federalimentare: «Per i consumatori - dice il presidente Filippo Ferrua Magliani - sarà una mazzata da 3 miliardi».

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