Interrogato per quattro ore sottolinea «L’impianto non è mai stato sequestrato»
TERAMO. Per quattro ore ha risposto alle domande sulla discarica crollata quando era sindaco di Teramo. Il presidente della Regione Gianni Chiodi lo ha fatto da imputato nell’aula di giustizia in cui è corso il processo a 13 amministratori e tecnici.
Davanti al giudice monocratico Domenico Canosa ha ripercorso quei giorni, difendendosi e rimarcando più volte la differenza tra gestione politica e tecnica dell’impianto di La Torre. «La competenza non è dell’organo politico», ha detto Chiodi che ha accettato di sottoporsi all’interrogatorio in aula, «abbiamo seguito la prassi ordinaria e tutte le volte che ci sono stati segnalati problemi ci siamo rivolti ai tecnici dei settori competenti. Non abbiamo mai avuto nessuna ragione di dubitare del loro parere». Il presidente della Regione è accusato, insieme agli altri imputati, di crollo colposo: secondo l’impianto accusatorio della procura avrebbe permesso che nella discarica si continuassero a portare i rifiuti di Teramo e di altri comuni anche quando l’impianto era ormai saturo e anche dopo alcuni smottamenti che potevano far temere un disastro, quello che poi si verificò con il crollo del 17 febbraio del 2006. Incalzato per più di due ore dalle domande della parte civile, l’avvocato Tommaso Navarra che rappresenta il comitato dei cittadini, Chiodi ha sempre sostenuto che «nessuno dei tecnici interpellati dall’ente ha mai sollevato problemi così seri dal punto di vista geologico». Il legale, documento dopo documento, ha ripercorso tutte le segnalazioni fatte in quegli anni al Comune. Sia dai cittadini, sia dall’Arta. E Chiodi ha risposto elencando, atto dopo atto, gli interventi dell’allora sindaco. «Tutte le volte che sono state segnalate criticità», ha detto, «mi sono attivato mettendo a disposizione la struttura tecnica dell’ente. C’era un continuo carteggio con i tecnici che ci relazionavano. Ci siamo dati da fare per trovare soluzioni. E voglio precisare che la discarica La Torre era il sito meglio gestito della provincia. A differenza di altri, infatti, non è mai stato sequestrato». Quando il pm Stefano Giovagnoni gli ha chiesto di chiarire se quella prima frana avvenuta nell’aprile del 2005 gli fosse sembrato un segnale premonitore Chiodi ha risposto: «No. Ma questo non solo perchè c’erano relazioni della nostra struttura tecnica, ma anche perchè c’erano state delle riunioni in cui si erano espressi anche altri enti competenti». E al pm che gli ha chiesto se si fosse fatto un’idea personale dei motivi del crollo, ha detto: «E’ stato un problema che ha riguardato l’abbancamento dei rifiuti, che poteva essere fatto meglio». Giovedì 29 nuova udienza del processo per la discarica La Torre.