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Pescara, 09/04/2026
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Data: 09/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tangenti al Pirellone tre gli assessori nel mirino. Formigoni attacca: dai media un’attenzione morbosa

MILANO Il leghista Davide Boni, fino al 2010 assessore regionale all’Edilizia e al Territorio, Franco Nicoli Cristiani, ex vicepresidente del consiglio regionale ed ex assessore in forse al Pdl, Massimo Buscemi, ex assessore alle Risorse idriche con delega ai rifiuti, sempre per il Pdl. E’ il tris d’assi del Pirellone sul quale punta l’inchiesta della Procura di Milano, che partendo da un giro di mazzette promesse e versate da imprenditori a caccia di autorizzazioni facili per la realizzazione di centri commerciali e aree residenziali si è trovata di fronte a un vero e proprio sistema di riscossione delle tangenti. E a una rete di rapporti con immobiliaristi e costruttori che, secondo l’accusa, sarebbero stati coltivati trasversalmente.
Ciascuno lavorava per sé, spiegano gli investigatori, ma se necessario i politici erano pronti a partecipare insieme al medesimo progetto. Come quello dell’area Marconi 2000 di Varedo, stando a ciò che riferisce in uno dei suoi interrogatori l’architetto Michele Ugliola. Racconta di un incontro nella foresteria dell’immobiliarista Luigi Zunino al quale partecipano Boni e il capo della sua segreteria Dario Ghezzi. In quell’occasione a Ugliola viene affidato un incarico preciso: «Avrei dovuto occuparmi sia della progettazione tecnica sia dei rapporti con i politici regionali per ottenere le autorizzazioni necessarie con gli assessori Nicoli e Boni». L’architetto spiega anche che fu sempre lui a muoversi per conto di Zunino e ad agganciare Boni per fare ottenere all’immobiliarista il via libera ai progetti di Pioltello, dell’area ex Falck e di Santa Giulia. Era il 2007 e, stando sempre al verbale, Boni avrebbe garantito il via libera sulle tre aree anche per conto di Nicoli Cristiani. Costo dell’operazione: circa 1,8 milioni di euro, denaro promesso ma alla fine arrivato solo in una minima tranche. Boni e Ghezzi avrebbero incassato 300 mila euro, di cui 100 mila da Francesco Monastero per un centro commerciale nel pavese.
Non solo. A novembre Nicoli Cristiani è finito in carcere accusato di avere intascato una mazzetta da 100 mila euro dall’imprenditore Pierluca Locatelli per sbloccare i lavori di una discarica d’amianto a Cappella Cantone, nel cremonese. Gli investigatori trovarono un’analoga cifra in contanti durante la perquisizione a casa di Nicoli, ma i pm milanesi hanno scoperto che quelle banconote non provenivano dall’imprenditore. E ora stanno svolgendo approfondimenti per capire se la mazzetta possa inserirsi nel filone d’inchiesta a carico di Boni, di una decina di politici locali e altrettanti imprenditori. Nicoli Cristiani del resto, secondo l’accusa, è un uomo dai molteplici contatti che si cura di coltivare personalmente al fine di propiziare gli affari. Il 14 ottobre 2011 si svolge un incontro fra Nicoli e Locatelli al quale l’assessore si presenta con l’imprenditore Mauro Papa: «Dalla registrazione ambientale effettuata nel locale emergeva che l’incontro era stato organizzato in funzione di un ipotetico accordo commerciale tra Locatelli e Papa», si legge nel rapporto. Nicoli, secondo i pm, si occupava quotidianamente dei suoi legami clientelari e lo faceva comodamente seduto a un tavolo del ristorante Berti, del quale in un’intercettazione si lamenta del conto: «Mi hanno rifilato tremila euro...in un mese. Io mangio un’insalata e un primo, dai!». In quello che gli inquirenti definiscono un «convegno di assessorati» avrebbe svolto un ruolo anche Massimo Buscemi, in passato assessore alle Risorse Idriche e poi alla Cultura, decaduto con il rimpasto di Giunta di qualche settimana fa. A tirarlo in ballo ancora una volta Ugliola, che sostiene di aver discusso di mazzette con lui, Boni e Ghezzi. Intanto per Ugliola e per suo cognato Gilberto Leuci si profila una nuova contestazione, quella di bancarotta fraudolenta, per il fallimento della Tema Engineering e Tema Consulting, le due società dalle quali avrebbero dirottato 2 milioni e 377 mila euro, cifra di cui si sarebbero appropriati indebitamente.
Sul Pirellone insomma tira aria di bufera, il governatore Roberto Formigoni cerca di tenere la barra dritta: «Non c’è un complotto da parte della magistratura, che sta facendo il suo dovere, ma c’è una attenzione morbosa da parte dei media assolutamente sproporzionata. La strumentalizzazione della stampa e dei potentati finanziario economici dimostra che stiamo governando bene, e questo dà fastidio a molti».

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